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Casinò in Sicilia: un vantaggio per l’economia?

Chi pensa alla Sicilia come destinazione di un viaggio, in genere fantastica a proposito del mare oppure delle chiese barocche, o ancora della Valle dei templi e degli anfiteatri greci. In futuro, però, l’isola potrebbe anche diventare una novella Las Vegas, meta di chi ama mettersi alla prova su tavoli verdi, inseguendo il sogno di una ricchezza improvvisa e quindi più soddisfacente.

Da anni il mondo politico siciliano sogna di poter costruire un casinò, dove far confluire tutte le persone appassionate del gioco, che vivono nel centro e Sud d’Italia. Al momento infatti le sale da gioco ufficiali nel nostro Paese si trovano al Nord: a Sanremo e a Venezia. Città troppo lontane per i siciliani, che non a caso negli anni Settanta hanno iniziato a spostarsi verso Malta, quando nutrivano il desiderio di sfidare la sorte.

Il sogno di creare un casinò per la gente del Meridione, quindi, è vivo nel cuore dei siciliani. Se n’è parlato inizialmente all’inizio del Duemila, segnalando Taormina, Cefalù e Catania come potenziali destinazioni. Nel 2013, poi, il sindaco di Monreale, Filippo Di Matteo, ha rilanciato l’idea adducendo tra le ragioni anche il successo crescente del gioco online, che da quando è stato liberalizzato è diventato un’alternativa interessante per la gente del Sud. Online ormai esistono tante piattaforme cui ci si può collegare da qualunque luogo per mettersi alla prova, con diversi tipi di gioco. Come se non bastasse, poi, con questa modalità interattiva si possono ottenere bonus e giri gratis che non esistono nel mondo reale.

Dunque la concorrenza del virtuale è forte, ma proprio l’ascesa di questo mercato sembra ai politici siciliani un’opportunità da cogliere. Se la gente è disposta a investire denaro usando solo telefonini e tablet, è probabile che non si tirerebbe indietro qualora venisse offerta la chance di godere dal vero dell’atmosfera elegante vista in tanti film. A fronte di questa domanda, dunque, converrebbe aprire una nuova sala. Operazione che potrebbe presentare diversi vantaggi, come ha sottolineato l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, in un convegno ufficiale nel 2018 facendo eco all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il politico crede che la creazione di un casinò gioverebbe alla “destagionalizzazione del turismo,” convogliando sull’isola i turisti anche quando il sole non è più così caldo. Oltre a questo aspetto va considerato che l’isola potrebbe avere vantaggi economici legati alla tassazione incassata dalla sala gioco e che si creerebbero posti di lavoro in modo diretto e indiretto.

Chi si schiera contro il progetto lo fa perché suppone che la creazione di un casinò renderebbe ancora più ampio il fenomeno della dipendenza da gioco. Una teoria che non funziona secondo il sindaco di Monreale Di Matteo, che ha dichiarato che in rari casi la presenza di casinò cittadini è correlata allo sviluppo della dipendenza da gioco d’azzardo. E poi a Taormina un casinò da gioco è esistito tra il 1963 e il 1965. Un luogo dove attori del cinema e personaggi famosi, seduti intorno ai tavoli da gioco, non hanno fatto altro che valorizzare la gemma del Mediterraneo. Non aprire il casinò significherebbe bloccare un settore che ha un forte impatto economico. Come dimostrano i dati. Secondo stime del 2017 in Italia sono stati puntati sul gioco d’azzardo lecito oltre 101 miliardi di euro e l’incasso dello Stato è stato di 10,3 miliardi di euro.

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