Tu sei qui
Home > Cronaca e Attualità > Mafia, a Licata comanda il vecchio boss Giovanni Lauria: il professore

Mafia, a Licata comanda il vecchio boss Giovanni Lauria: il professore

Le indagini sulla consorteria licatese. In ragione delle citate risultanze investigative, veniva ampliato il monitoraggio tecnico di Giovanni Lauria e dei soggetti agrigentini protagonisti delle dinamiche associative sopra descritte, attività questa che permetteva di individuare i componenti (Giovanni Mugnos, Giacomo Casa, Vito Lauria e Angelo Lauria) del gruppo mafioso da questi diretto quale pericolosa articolazione di cosa nostra inquadrata nella famiglia di Licata ed autorevole punto di riferimento sul territorio agrigentino delle paritetiche espressioni di cosa nostra di altre aree della Sicilia.
Ciò che ha reso ancor più evidente il potere esercitato dal gruppo mafioso capeggiato da Giovanni Lauria, è la dimostrata capacità di quest’ultimo di inserirsi in talune logge massoniche (lo stesso Vito Lauria, figlio di Giovanni, era all’epoca delle indagini Maestro Venerabile di una loggia con sede a Licata), avvalendosi altresì dei rapporti con Lucio Lutri, insospettabile funzionario della Regione Siciliana a sua volta al tempo Maestro Venerabile di loggia massonica con sede a Palermo, il quale ha sistematicamente messo a disposizione della consorteria mafiosa la privilegiata rete di rapporti intrattenuti con altri massoni professionisti ed esponenti delle istituzioni.

La figura di Giovanni Lauria. Giovanni Lauria, personaggio centrale nelle indagini che hanno portato all’emissione dell’odierno provvedimento restrittivo, è mafioso il cui spessore criminale è stato già ampiamente ricostruito nei provvedimenti giudiziari che lo hanno definitivamente riconosciuto quale esponente di spicco di cosa nostra agrigentina.
In tal senso, basta ricordare che: l’appartenenza a cosa nostra di Giovanni Lauria è stata oggetto di sentenza che lo ha condannato in via definitiva per il reato di cui all’art 416 bis c.p., essendo egli stato individuato quale punto di riferimento per l’allora rappresentante provinciale di Agrigento Giuseppe Falsone per conto del quale trasmetteva messaggi e comunicazioni ad altri esponenti apicali di cosa nostra siciliana;
Giovanni Lauria, proprio per il legame che aveva con l’allora latitante Giuseppe Falsone, era stato coinvolto dal capomafia calatino Francesco La Rocca (esponente di spicco dell’ala cosiddetta oltranzista di Cosa Nostra) nel tentativo di mediazione tra le opposte fazioni di cosa nostra agrigentina che avevano rispettivamente al vertice il citato Falsone e Maurizio Di Gati.

Nonostante la condanna ricevuta e la pena espiata, Giovanni Lauria non ha interrotto i rapporti con la consorteria ed è emerso nelle indagini che oggi hanno portato alla sua cattura quale assoluto protagonista di Cosa Nostra. La figura di Giovanni Lauria è inoltre per ultimo comparsa anche nella indagine denominata “Assedio”, condotta dall’Arma territoriale di Agrigento, nel cui contesto è stata documentata una rinnovata coesione all’interno di cosa nostra agrigentina tra gruppi mafiosi, in passato anche dialetticamente contrapposti, riconducibili alla famiglia di Licata.
Come emerso nel contesto investigativo in parola, a seguito della sua scarcerazione avvenuta nell’ottobre 2017, Angelo Occhipinti aveva acquisito un ruolo di vertice in seno alla consorteria mafiosa di Licata ed aveva eletto a quartier generale del gruppo da lui diretto un magazzino dove egli teneva un jammer che attivava ogni qual volta avevano corso delle riunioni con altri uomini d’onore, e ciò nell’evidente convinzione che detto dispositivo avrebbe rappresentato un argine invalicabile alle investigazioni, rendendo impossibile la captazione dei dialoghi da parte degli investigatori.

Nel corso di una di tali riunioni è stato possibile registrare un colloquio intercorso proprio tra Giovanni Lauria e Angelo Occhipinti, avente straordinaria importanza investigativa, giacché si registrava l’intenzione dei due capi di unire i rispettivi gruppi al fine di ricompattare la famiglia mafiosa di Licata e ciò, evidentemente, per amplificarne il potere criminale e farla divenire una delle articolazioni mafiose più pericolose dell’intera Cosa Nostra.

Pubblicità Lirenas Gas

Ultime news

Su