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Canicattì, nella notte nuovo incendio di rifiuti. Il presidente del consiglio comunale denuncia: “qualcuno vuole destabilizzare la città”.

“Chi abbandona i rifiuti per strada non è un cittadino che protesta, ma un criminale consapevole di avvelenare le nostre famiglie, la nostra comunità.
Chi incendia rifiuti consuma un delitto che è punito con la reclusione da due a cinque anni, o da tre a sei anni se il fuoco è appiccato a rifiuti pericolosi”. Sono queste le parole di Alberto Tedesco presidente del consiglio comunale di Canicattì, dopo gli ultimi incendi dolosi  di spazzatura che si sono verificati in città. “Questo succedersi continuo, ramificato, scientifico di incendi di rifiuti – aggiunge Tedesco-  fanno intravedere un disegno, ed è chiaro che chi mette in atto una strategia per diffondere un senso di sfiducia nei confronti delle Istituzioni, intende alimentare l’Antistato.
Chi considera questi atti criminali come una forma illegittima di protesta a fronte di disservizi nel servizio di gestione dei rifiuti, di fatto ne è complice. La scorsa notte hanno incendiato un cumulo di rifiuti in corso Garibaldi – denuncia Tedesco- ed è evidente che, come negli altri casi, non si è trattato di autocombustione, ma di una mano criminale che vuole generare il caos, ed ha fatto respirare aria avvelenata a me, alla mia famiglia ed a quella di tanti altri concittadini. L’unico modo per sconfiggere l’antistato – conclude Tedesco- è certamente quello di rendere percepibile la presenza dello Stato con l’aumento dei controlli, ma anche quello di un processo di vigilanza collettiva, che aiuti ad identificare e denunciare gli avvelenatori. Ho fiducia nelle Istituzioni; insieme ai nostri concittadini riusciremo a spezzare questa morsa che vuole soffocare la nostra comunità”.

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