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Inchiesta “Fermi tutti”, alla sbarra undici empedoclini

Dopo una serie di rinvii e aspettando le intercettazioni dalla Dda, che inizialmente coordinava l’inchiesta, è entrata nel vivo l’udienza preliminare scaturita dall’operazione “Fermi tutti”, eseguita sei anni fa dai poliziotti del Commissariato di “Frontiera” e dagli agenti della Squadra Mobile di  Agrigento, nei confronti dei presunti componenti di due bande dedite a spaccio di droga, rapine e intimidazioni. Si tratta di due distinti gruppi di fuoco che avrebbero terrorizzato Porto Empedocle per un lungo periodo. Alla sbarra undici imputati, nei cui confronti il pubblico ministero Simona Faga (nel frattempo trasferita in una nuova sede giudiziaria), ha chiesto il rinvio a giudizio. L’accusa adesso è rappresentata dal pubblico ministero Antonella Pandolfi. L’udienza preliminare è in corso davanti al Gup del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, che ha rinviato l’udienza al 17 settembre.

Ecco l’elenco degli impuati: Francesco “Paolo” Tarantino, 32 anni, di Porto Empedocle; Francesco Capizzi, 53 anni, di Porto Empedocle; Giancarlo Buti, 30 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe Romeo, 26 anni, di Porto Empedocle; Salvatore Lombardo, 39 anni, di Porto Empedocle; Paolo Mendola, 40 anni, di Agrigento, residente a Porto Empedocle; James Burgio, 26 anni, di Porto Empedocle (nella foto sopra); Carmelo Burgio, inteso “Flavio” 28 anni, di Porto Empedocle; Stefano Albanese, 40 anni, di Porto Empedocle, Francesca Paola Montesano, 34 anni e Gaetano Massei, 29 anni, entrambi di Palermo.

Sono accusati a vario titolo, e in concorso fra loro, di spaccio di sostanze stupefacenti, rapina, danneggiamenti a seguito di incendio, detenzione illecita di armi e munizioni, fabbricazione e trasporto in luogo pubblico di bottiglie incendiarie, e minacce aggravate. Tra gli altri compongono il collegio difensivo gli avvocati Salvatore Pennica (nella foto), Alfonso Neri, Antonino Gaziano, Giuseppe  Barba.  La vicenda risale al novembre del 2013, quando i poliziotti fermarono le 11 persone, che con azioni e atteggiamenti particolarmente violenti, avevano provocato allarme tra la popolazione empedoclina. La base logistica della banda sarebbe stato un bilocale preso in affitto da Tarantino, all’interno del ‘Residence dei Pini’, in contrada “Durrueli”.

Attraverso le microspie gli investigatori hanno potuto ascoltare e comprendere meglio le attività illecite, che man mano i soggetti coinvolti programmano e portavano avanti. Tarantino il suoi complici sono accusati degli incendi di due furgoni congelatori e della casa di campagna, appartenenti al noto Libertino Vasile Cozzo. Poi c’è la rapina ai danni di Gaetano Massei, “u palermitanu”, un corriere che viaggiava in auto in compagnia di una donna e di una bambina di tre anni, e nella vettura occultato trasportava un grosso carico di hashish.

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