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Inchiesta “Giano Bifronte”, accolte richieste della Procura di Agrigento. Disposti 17 rinvii a giudizio

Il Gup del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha disposto il rinvio a giudizio dei diciassette imputati dell’inchiesta “Giano Bifronte”, condotta dalla Guardia di finanza, con il coordinamento del procuratore capo Luigi Patronaggio,  che ipotizza un giro di tangenti in cambio della concessione di prestiti a tasso agevolato da parte dell’Irfis, l’istituto di credito della Regione siciliana. La prima udienza del dibattimento è in programma il 3 giugno davanti ai giudici della prima sezione penale, del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato.

Sul banco degli imputati: Paolo Minafò, 51 anni di Palermo; Antonio Vetro, 48 anni di Favara; Angelo Incorvaia, 54 anni e Valerio Peritore, 50 anni di Licata (che recentemente hanno denunciato e fatto arrestare per corruzione due dipendenti comunali del Municipio di Campobello di Licata ricevendo minacce di morte nelle settimane scorse); Giovanbattista Bruna 70 anni di Licata; Calogero Curto Pelle 61 anni, Luigi Di Natali, 67 anni, Pietro Carusotto, 61 anni, Angelo Sanfilippo, 61 anni, Vincenzo Scalise, 41 anni, tutti di Canicattì; Patrizia Michela Cristofalo, 42 anni di Palermo; Nicola Galizzi, 50 anni di Palermo; Ettore Calamaio 55 anni di Lercara Friddi; Calogero Messana, 43 anni, di Ravanusa; Antonio Milioti 41 anni di Favara;  Sebastiano Caizza, 39 anni di Campobello di Licata; Gerlando Raimondo Lorenzano, 55 anni di Aragona.

Compongono il collegio difensivo, tra gli altri gli avvocati Giuseppe Barba, Salvatore Cusumano, Antonino e Vincenza Gaziano. Una vicenda che destò molto scalpore quando, il 21 giugno dell’anno scorso, scattò il blitz della Guardia di finanza di Agrigento. Per investigatori ed inquirenti “Giano Bifronte” era Paolo Minafò, che lavorava all’Irfis, ma che era socio occulto – secondo l’accusa – della “Intersistem srl”, riconducibile a Vetro, che svolgeva l’attività di consulenza illegittima.

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