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Il boss Massimino: “Non ho violentato quella donna”

“Io mi posso fare pure venti anni di “galera”, ma non ho violentato quella donna. La verità è che il suo compagno è un truffatore, è un mafioso, che vuole diventare collaboratore di giustizia. Sono pronto ad ammazzare chiunque tocca una donna”. Il boss agrigentino Antonio Massimino, finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Kerkent”, ha rotto il silenzio, e nel corso dell’interrogatorio, oltre a negare e respingere le accuse di violenza sessuale, va al contrattacco contro A.M., il compagno della donna, che aveva truffato il commerciante di auto Salvatore Ganci, acquistando una autovettura con un assegno scoperto. Massimino, assistito dal suo difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, nel corso dell’interrogatorio che si è tenuto al carcere “Petrusa”, ha risposto alle domande del Gip del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella.

L’imprenditore per tornare in possesso del mezzo, si sarebbe rivolto a Massimino, il quale, a sua volta avrebbe prima fatto sequestrare A.M., e poi con un pretesto, facendo prelevare la compagna, dal ventottenne Gabriele Miccichè, detto “Gabriellone”, autista e “picciotto” a disposizione del boss. I due sarebbero stati portati e trattenuti dentro un magazzino dalle parti di via Duomo, nel centro storico di Agrigento. Dentro il garage, secondo la ricostruzione dei carabinieri, Massimino avrebbe palpeggiato la donna nelle parti intime, e si sarebbe denudato per poi strofinarle i genitali. “Sono pronto a prendermi le mie responsabilità, ma non ho mai abusato di una donna, e di quella donna”.

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