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Sentenze pilotate, arrestato giudice. E’ indagato anche per inchiesta Girgenti Acque

C’è anche l’ex presidente del Consiglio di Giustizia amministrativa siciliano Raffaele De Lipsis, indagato nell’ambito dell’inchiesta sul gestore idrico “Girgenti Acque”, tra le quattro persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare, emesse dal gip di Roma Daniela Caramico D’Auria, per i reati di corruzione in atti giudiziari commessi in seno al Consiglio di Stato, e al Cga della Regione Sicilia. Ai domiciliari oltre a De Lipsis, sono finiti il giudice del Consiglio di Stato Nicola Russo (ora in pensione), già arrestato a marzo dello scorso anno con l’immobiliarista Stefano Ricucci, il deputato siciliano di Popolari e Autonomisti Giuseppe Gennuso di Siracusa e l’ex consigliere (ora in pensione) della Corte dei Conti Luigi Pietro Maria Caruso.

L’indagine è quella relativa a presunte sentenze pilotate (almeno cinque) presso palazzo Spada e presso il Consiglio di giustizia amministrativa di Sicilia. Un giro di mazzette da 150.000 euro, solo quello accertato in questo troncone d’inchiesta che fa riferimento al giro dell’avvocato Piero Amara, il grande regista dei verdetti aggiustati nell’ambito della giustizia amministrativa. Uno degli ordini di custodia cautelare riguarda l’ex presidente del Cga siciliano Raffaele Maria De Lipsis, accusato di corruzione. Avrebbe intascato diverse tangenti da Amara.

Il nome di De Lipsis era stato uno dei primi a finire nel mirino dei pm di Roma e Messina che da oltre un anno indagano sul giro di sentenze aggiustate nei processi che riguardano la giustizia amministrativa.  Secondo gli inquirenti, insieme ad un altro ex presidente del Cga Riccardo Virgilio, già finito agli arresti a febbraio dell’anno scorso, De Lipsis sarebbe stato tra i giudici sui quali Amara e il suo socio di studio Calafiore ricorrevano in favore dei loro clienti.

La sentenza contestata per la quale procede la procura di Roma è quella del collegio presieduto da de Lipsis che, accogliendo il ricorso di Giuseppe Gennuso, annullò le elezioni regionali a Siracusa facendo poi rivotare e favorendo così l’elezione di Giannuso che avrebbe pagato 30.000 euro per il tramite per il tramite dell’amico consigliere della Corte dei Conti Caruso.

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