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Mafia e traffico di droga, chiesti 20 anni e 6 mesi per boss agrigentino

Il pubblico ministero della Dda di Catania, Valentina Sincero, ha chiesto la condanna a 20 anni e 6 mesi di reclusione, per Francesco Fragapane 38 anni di Santa Elisabetta, figlio del capomafia Totò che sta scontando il carcere a vita, nell’ambito dell’inchiesta “Proelio”, condotta sul campo dai carabinieri che, hanno ricostruito la “filiera” del traffico di droga e, le destinazioni finali per lo smercio di cocaina nelle province di Agrigento e Ragusa.

La pena per il 38enne è ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato. Il Pm ha esaminato la sola posizione di Fragapane, e quella di altri imputati catanesi (una quarantina le persone coinvolte). Le richieste di pena per  gli altri agrigentini saranno formulate il 17 dicembre. Si tratta di Roberto Lampasona 41 anni di Santa Elisabetta, Antonino Mangione 38 anni di Raffadali e Girolamo Campione, 40 anni di Burgio. Fragapane è difeso dall’avvocato Giuseppe Barba; Lampasona e Mangione dagli avvocati Antonino e Vincenza Gaziano.

Al processo si sono aggiunte le dichiarazioni del pentito, che è anche imputato, il favarese Giuseppe Quaranta che, dopo il nuovo arresto, nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Montagna”, ha iniziato a collaborare con la giustizia.

L’indagine ha consentito di accertare che il clan di “Cosa nostra” operante a Vittoria e Comiso, negli ultimi anni, si era dedicato al traffico di cocaina, che acquistava dalla Calabria, da soggetti legati alle n’drine di Gioia Tauro, per poi smerciarla in tutta la provincia di Ragusa e in provincia di Agrigento. Ricostruiti i legami tra gli esponenti di Cosa nostra di Vittoria e i clan di Agrigento, nello specifico appartenenti ai Fragapane.

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