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Le due sparatorie a Palma di Montechiaro, uno degli autori ammette i fatti e lascia il carcere. Recuperata la pistola

Emergono altri particolari sulla vicenda del duplice tentato omicidio, e del ferimento del venticinquenne palmese Leandro Onolfo (a cui in seguito furono asportati milza ed un rene), avvenuti nel giugno scorso, in due luoghi diversi, a Palma di Montechiaro.

Francesco Gueli, 42 anni, palmese, ha lasciato il carcere, ed è stato sottoposto agli arresti domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico. Lo ha deciso il Gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto che ha accolto l’istanza presentata dagli avvocati Giovanni Castronovo e Santo Lucia.

Decisive per la sostituzione della misura cautelare sono state, le seppure, parziali ammissioni di colpa di Gueli, durante un interrogatorio durato quasi 4 ore nel carcere di contrada “Petrusa” di Agrigento, alla presenza dei pubblici ministeri Alessandra Russo e Simona Faga, ma, soprattutto, le indicazioni fornite ai magistrati, che hanno permesso ai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, di ritrovare la pistola, una calibro 45.

L’arma è stata utilizzata per rispondere all’agguato compiuto, poco prima, dal suo compaesano, Giuseppe Incardona, 52 anni, e culminato con il ferimento (per errore) del giovane Onolfo.

A incastrare i due palmesi sarebbe stata una microspia, collocata nell’autovettura di un palmese, a cui il più giovane degli arrestati, aveva chiesto un passaggio, dopo essere sfuggito all’agguato. Tra Gueli e il proprietario della vettura, vi sarebbe stato un dialogo, e in “diretta” la polizia di Stato, ha ascoltato i racconti di come erano andati i fatti.

Dalla conversazione è uscito fuori il nome di Incardona, e la lite scoppiata, poco prima, nel bar nel centro di Palma.

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