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La Sicilia del bio tra primati e abbandono. l’allarme di Italia Bio

l’Associazione Nazionale  Italia Bio ha indirizzato una  lettera all’assessore regionale dell’agricoltura della Sicilia per chiedere un incontro urgente sui temi delle principali emergenze dell’agricoltura biologica e sullo stato di attuazione delle misure del PSR Sicilia che riguardano l’importante comparto. Nel corpo della lunga lettera  il presidente di Italia Bio Ignazio Garau ha   soprattutto richiamato  l’attenzione sul ruolo strategico che riveste l’agricoltura  biologica in seno all’agricoltura italiana.  Secondo  Italia Bio, che si rifà in parte ai dati  SINAB pubblicati in occasione dell’ultima edizione del “Sana di Bologna”, la Sicilia mantiene  il primato di regione  più biologica di Italia rappresentando  al 31/12/2017 ben  il 31,1% della SAU regionale certificata in bio, con  un incremento di  superficie pari al +17,5% sull’anno precedente”. Un dato che già da solo, dice Ignazio Garau – presidente di Italia Bio,  dovrebbe essere sbandierato con orgoglio e soddisfazione, mostrando una regione che cresce all’insegna della  qualità e trova sempre maggiore gradimento dai mercati e dai consumatori.

Anche sul fronte dei  consumi infatti i dati sono confortanti. Cresce l’interesse dei consumatori per i prodotti certificati Bio. Si stanno affermando e strutturando anche in Sicilia, nuove forme di filiere corte e di vendita diretta. Mentre la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) sta investendo molto sul biologico. Positivi i segnali sul fronte dell’esportazione. Sempre secondo Italia Bio “oltre il 50% della produzione nazionale è destinata all’esportazione”, cosa che fornisce il  quadro di un settore vitale, in costante espansione, che contribuisce positivamente all’economia nazionale, anche per l’attenzione che l’agricoltura biologica riserva alla qualità del nostro ambiente”.

Ma non tutto è rosa e fiori. L’allarme di Italia Bio, ormai l’unica struttura a livello nazionale rimasta a colmare il gap di rappresentanza del settore biologico italiano, riguarda soprattutto il caso Sicilia in seno al caso nazionale e cioè:  le risorse destinate al settore sono scandalosamente esigue .  Si consideri – incalza Italia Bio –  che “nel panorama nazionale   l’agricoltura biologica copre il 15% della superficie agricola in Italia e riceve meno del 3% dei finanziamenti europei e nazionali , per un ammontare di appena 963 milioni di euro su un totale di 41,5 miliardi di euro destinati a sostenere l’agricoltura italiana. Cui bisogna si aggiungere i circa 21 miliardi del co-finanziamento nazionale”.  E se possibile peggiore è la situazione della Sicilia, considerato il suo pregiato 31% della SAU regionale.

La Sicilia, infatti,  dall’alto del suo 31% di SAU regionale certificata in bio, rappresenta la metafora di un Paese, l’Italia, dalle grandi tradizioni eno gastronomiche, già patria delle denominazioni di origine controllata e protetta (DOC, DOP, IGT etcc..) , che non mostra il minimo coraggio politico nel credere fino in fondo alle sue potenzialità. Che non risponde con responsabilità e coraggio alla crescente domanda di cibo di qualità dall’inequivocabile valore salutistico e caratterizzato dal basso impatto ambientale. La Sicilia, prima tra tutte, ancorché perché forte della sua autonomia politica e amministrativa, dovrebbe dare esempio di volontà e determinazione nel credere e investire nell’agricoltura sostenibile certificata bio. Dovrebbe puntare, perché no,  ad una incidenza percentuale sulla SAU regionale superiore  al 50%, traguardo tutt’altro che velleitario. Si consideri infatti che da uno studio elaborato dal Consorzio siciliano del biologico – Isola Bio Sicilia,  tuttora attuale, l’intera superficie agricola della Sicilia, circa 1.543.119 ha su cui operano 220.000 aziende agricole è  per il 94% è rappresentata da aziende individuali con utilizzazione prevalente (74%)  di manodopera familiare, con una superficie media aziendale di Ha 6,3 (quasi raddoppiata rispetto al 2000). Dati che  delineano un quadro socio economico aziendale di spiccata compatibilità con i requisiti di ingresso al mondo del biologico. Se poi si aggiunga il  fatto che la superficie agricola utilizzabile (SAU) è rappresentata per la stragrande maggioranza (oltre il 90 %) da coltivazioni estensive che presentano una elevatissima suscettibilità alla conversione in biologico. Stesso dicasi per i vigneti, gli oliveti e gli agrumi. Colture che la dove condotte in bio non presentano particolari difficoltà nella conduzione in bio. Esiste poi una modesta percentuale di SAU rappresentata da  frutta fresca  e ortaggi, incluse le colture protette , che presentano un livello di suscettibilità minore alla conversione in bio (in verità più per modello organizzativo economico che per difficoltà di tipo agronomico e fitopatologico). In un quadro siffatto è plausibile   pensare che l’attuale 31% della SAU biologica siciliana, possa arrivare facilmente al 51%.  Per  mostrare una Sicilia dal volto nuovo della sostenibilità. Un grande crogiolo di qualità alimentare e ambientale. Tradizionale laboratorio di gastronomia internazionale, di cultura del cibo e della dieta mediterranea.

Le  richieste che Italia bio  intende rivolgere all’Assessore all’Agricoltura sono di ordine pratico. Riprendono   le esigenze che ormai il mondo biologico siciliano manifesta da più parti. Per primo un maggiore impegno a garantire risorse alle aziende biologiche siciliane; quindi maggiore attenzione nella formulazione dei nuovi bandi ed al completamento della fase istruttoria dei bandi in corso. Tra questi emblematica la Mis. 6.1.  PSR – insediamento giovani imprenditori. Un bando dal valore di ben 235 milioni di euro che rischiano di non essere spese per intero e di penalizzare  proprio i giovani che intendono insediarsi in un’azienda biologica. Nello specifico si chiede da più parti che quando l’ azienda  agricola oggetto della richiesta è biologica , cioè sottoposta  al regime di agricoltura biologica per l’intera superficie  e che commercializzi almeno  il 50% della propria produzione come certificata bio,  al “giovane imprenditore” che subentra  venga  attribuito il  punteggio di 12 punti, per come chiaramente previsto dal bando. Secondariamente si chiede che l’intero budget di 235 milioni di euro sia utilizzato per intero, lasciando scorrere le graduatorie sino all’esaurimento di tutte le richieste presentate e risultate idonee. Per altro  di poco superiore all’obiettivo previsto dalla programmazione 2014/2020 fissato in 1600  nuovi insediamenti. Altra emergenza per le aziende biologiche siciliano è rappresentata dall’empasse della  Misura 11 PSR, il contributo alle aziende bio   che dovrebbe  servire a compensare i maggiori costi che le aziende debbono sostenere per realizzare delle produzioni biologiche, ed indirettamente a gratificarle per l’impegno e il vantaggio che il biologico  rappresenta per la salute dei consumatori e per l’ambiente.

Ad oggi a causa di una serie di anomalie procedurali afferenti al   sistema AGEA, non si riesce a sbloccare il pagamento di circa  n° 1200 pratiche relative all’anno 2015 e  circa 2.100 pratiche relative all’anno 2016. Da più parti si chiede un intervento risolutivo che dopo ben tre anni di attesa possa dare sollievo alle aziende bio che intanto continuano a sostenere un maggiore peso di  burocrazia e gli alti costi della certificazione del sistema produttivo biologico.

Insomma per Italia bio, l’Italia delle tante eccellenze e della qualità agro alimentare, può ripartire anche per il biologico dalla Sicilia, dove oltre 11.000 produttori danno quotidiana prova di amore per la qualità ambientale e salutistica dei cibi,  ma dove l’interesse e l’impegno istituzionale e politico stenta a palesarsi. Ancora una volta si guarda tradizionalmente alla Sicilia come ai grandi laboratori culturali e normativi della storia contemporanea,  di produzione e di elaborazione giuridica e culturale, capaci di valorizzare la spiccata suscettibilità del territorio alla sostenibilità dei modelli di produzione e consumo. La Sicilia, come buona parte dell’Italia rurale ha un urgente bisogno di recuperare  quelle importanti fette di mercato che le produzioni mediterranee hanno di recente perduto,  invase dalle produzioni massificate del mercato globale,  anche grazie a sciagurati accordi bilaterali iniqui e penalizzanti per l’economia agricola isolana. L’intero sistema biologico italiano trarrebbe vantaggio da una maggiore attenzione della politica Siciliana  verso il settore agricolo e biologico, di questo si dice certa Italia Bio, che  nel suo impegno quotidiano per rappresentare il settore a livello nazionale, ha intanto avviato un momento di confronto e di consultazione con le varie realtà biologiche dell’Isola in attesa di un confronto programmatico con i massimi decisori istituzionali del settore.

Calogero Alaimo Di Loro

Presidente Consorzio Isola Bio Sicilia

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