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L’agguato al porto di Porto Empedocle, la Procura insiste: “Burgio voleva uccidere”

Il ventiseienne empedoclino James Burgio, arrestato nel luglio scorso, dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, due giorni dopo l’agguato al porto di Porto Empedocle, ha sparato per uccidere, e non per ferire il pescatore Angelo Marino, rimasto ferito ad una gamba, e l’armatore R.V., con cui aveva avuto un litigio sopra il peschereccio, nel bel mezzo dei festeggiamenti per la Madonna del Carmine.  Il pubblico ministero Elenia Manno, in occasione dell’udienza al Tribunale del Riesame, ha consegnato nuovi documenti per tentare di rafforzare la tesi del tentato omicidio.

L’udienza si è svolta proprio per discutere il suo appello, contro la decisione del Gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto che, pur confermando la custodia cautelare in carcere, ha derubricato il duplice tentato omicidio, in una sola ipotesi di reato di lesioni gravi. Secondo l’accusa, l’empedoclino avrebbe prima avuto, sul peschereccio, una discussione con alcuni pescatori, tra cui il trentenne Angelo Marino. Una discussione per futili motivi a seguito della quale vi sarebbero state delle minacce.

Il ventiseienne avrebbe atteso che, la vittima predestinata si allontanava dal peschereccio, e gli ha sparato un colpo di pistola, una calibro 7,65, che, lo ha raggiunto ad una gamba. James Burgio è indiziato anche del tentato omicidio contro R.V., l’armatore del peschereccio, a cui il ventiseienne avrebbe puntato l’arma contro, forse cercando di sparargli. Ma i colpi non sono partiti, perché la pistola si sarebbe inceppata.

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