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Estorsioni mafiose a imprenditore agrigentino, processo azzerato per siculianese

Il processo a carico di Antonino Gagliano, 48 anni, di Siculiana, accusato di due ipotesi di estorsione con metodo mafioso ai danni di un imprenditore, è stato azzerato per via di alcune difficoltà sorte nella composizione del collegio, dopo il trasferimento all’ufficio Gip del giudice Luisa Turco. Il nuovo presidente della Seconda sezione penale, ieri, ha rinviato il processo di una settimana per consentire all’ufficio di individuare i tre giudici, che dovranno celebrare il dibattimento che, da evidenziare, era arrivato a una fase molto avanzata.

Dal giorno successivo all’arresto il presunto taglieggiatore, proprietario dell’omonima ditta di calcestruzzo, si è difeso, ripetendo di essere stato vittima di una rappresaglia che scaturisce da un contenzioso legato al pagamento di una fornitura. L’accusato ribadisce, invece, che gli è stato imposto il pagamento del pizzo “per conto della famiglia mafiosa di Porto Empedocle>”.
Gagliano, difeso dall’avvocato Calogero Meli – secondo i carabinieri -, avrebbe commesso alcune estorsioni aggravate dalle modalità mafiose, ai danni di un imprenditore agrigentino, che nel luglio del 2014, aveva anche subito una atto intimidatorio.

Episodio dal quale è scaturita l’indagine. Prima ancora nel giugno del 2012, il sicuianese, fu arrestato la prima volta nell’operazione antimafia “Nuova Cupola” con l’accusa di avere messo a segno due danneggiamenti con metodo mafioso.

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