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Canicattì, futuro del “Burgio-Corsello”: il comitato spontaneo accusa l’amministrazione comunale

Il Comitato spontaneo nato per evitare la chiusura della casa di riposo “Burgio-Corsello” di Canicattì insorge contro l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Ettore Di Ventura.

Dure le parole del presidente Luigi Cilia che fa luce su diversi punti.

“Il Comitato – afferma – si era positivamente adoperato per trovare una soluzione transattiva che contemperava gli interessi delle parti e tale soluzione era stata subito condivisa da alcuni legali e da quasi tutto personale della casa di riposo; sarebbe bastato l’intervento istituzionale del Sindaco e del Presidente del Consiglio Comunale per sensibilizzare gli altri avvocati e il personale che non avevano aderito alla proposta, al fine di pervenire ad un bonario componimento degli interessi delle parti

Purtroppo nel tavolo tecnico del 22 agosto è emerso che, mentre il Comitato cercava di trovare una soluzione bonaria, il Comune di Canicattì aveva emesso due mandati di pagamento a favore di un dipendente, che aveva pignorato le somme dovute dal Comune alla Casa di Riposo, sicché alcuni legali dei dipendenti hanno chiesto  la garanzia del pagamento dei crediti vantati dai loro assistiti mediante la cessione del credito – denuncia Cilia – Il Comitato rileva di essersi positivamente adoperato ma il suo lavoro è stato reso vano dallo stato d’animo creato dalla emanazione dei suddetti decreti di pagamento a favore di un dipendente nonché dalla mancanza di fiducia riposta dai dipendenti  nei confronti dei responsabili della Casa di riposo.

Nulla di fatto anche nel tavolo tecnico del 28 agosto per la presa di posizione del personale dipendente, che attraverso i propri legali ha esternato la volontà di non volere sottoscrive la transazione se non vi era la cessione da parte della Casa di riposo dei  crediti dalla stessa vantati nei confronti dei loro  debitori. Nel suddetto tavolo tecnico l’esordio è stato piuttosto  negativo in quanto è stata posta da uno dei legali laconditio sine qua non consistente nel ritiro dei decreti di pagamento a favore del dipendente che aveva ottenuto dal giudice  l’assegnazione delle somme pignorate. Poi la discussione è vertita su recriminazioni non pertinenti allo scopo precipuo del tavolo tecnico – svela –  il Comitato è intervenuto invitando il Sindaco a ricondurre la discussione sull’oggetto dei lavori ovvero verificare se vi erano le condizioni per evitare la chiusura della Casa di riposo ma i dipendenti non hanno voluto aderire alla proposta del Commissario dell’Ipab, sicché il ruolo di intermediario che si era prefisso il Comitato era esaurito e dunque avrebbe agito all’esterno del tavolo tecnico intraprendendo tutte le iniziative che riterrà opportune. Peraltro durante i lavori un avvocato ha accusato il Comitato di fare politica, affermando che lo scopo che si erano prefissi i componenti del Comitato era quello di far  valere il ruolo di coloro i quali avevano  salvato la Casa di riposo alle prossime elezioni amministrative della città, procurandosi in tale senso un consenso elettorale. Indi i lavori sono stati aggiornati sine die in attesa che gli avvocati, per conto dei loro assistiti, si sono impegnati a formulare  una proposta. Nelle more si rileva che dal 27 luglio sono stati mandati via gli anziani, dopo qualche giorno la Polizia ha portato in altri siti gli immigrati, due anziani sono deceduti, la casa di riposo ha perso circa sessantamila euro di incassi e i dipendenti di fatto a breve perderanno il posto di lavoro. Sulla base di tali elementi, il Comitato si esime da ogni responsabilità e intraprenderà tutte le iniziative che riterrà opportune e comunicherà  agli organi preposti alla vigilanza quanto è già accaduto e – conclude Luigi Cilia – quanto potrà accadere a causa della condotta delle parti”.

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