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Agguato in Belgio a ristoratore, il favarese Russotto resta in carcere

Resta in carcere Gerlando Russotto, arrestato il 2 agosto scorso dal personale della Squadra Mobile di Agrigento, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare del Gip Francesco Provenzano, perché accusato di avere preso parte all’agguato in Belgio, ai danni del ristoratore empedoclino, Saverio Sacco.

La decisione è del Tribunale del Riesame di Palermo, che ha annullato in parte l’ordinanza cautelare, specificatamente nel possesso illegale delle armi, ritrovate nel settotetto della palazzina dove abita, nel corso di un blitz della Mobile, il 29 maggio di quest’anno.

A tirare in ballo Russotto era stato il cognato Mario Rizzo, 32 anni di Favara (nel frattempo diventato collaboratore), il quale si sarebbe autoaccusato del mancato delitto, ed ha avrebbe fatto i nomi degli altri soggetti coinvolti. Uno sarebbe proprio il favarese Russotto, che la sera dell’agguato sarebbe stato alla guida di un’Alfa Romeio 147, l’altro l’empedoclino Salvatore Prestia, 37 anni, cognato di Fabrizio Messina, già arrestato dalla Squadra Mobile di Agrigento, e poi scarcerato.

Con le dichiarazioni di Rizzo e le indagini, i poliziotti della Squadra Mobile, guidati dal dirigente Giovanni Minardi, e con il coordinamento del procuratore aggiunto Salvatore Vella e dai pm Simona Faga ed Alessandra Russo, hanno fatto luce su quell’episodio di violenza. “Ma comu, iu sugnu u cugnatu dici, do frati do boss di Gerlandino  Messina e chistu pezzu di merda, dici, si permetti a dir ma cosa ncapu di mia, ca m’aIlorda l’unuri”.

Una “questione d’onore per Prestia, che decise prima di uccidere e poi solamente di dare una lezione al compaesano, che aveva “sbagliato a parlare”, indicando proprio nel Prestia, peraltro parente della coppia, l’autore di alcune lettere anonime che avevano portato la polizia belga a far scattare un blitz, che permise di scovare nella cantina dei Sacco, 644 impianti e attrezzature per la coltivazione e condizionamento della cannabis, e di due pistole.

I coniugi empedoclini, facendo ritorno a casa in compagnia del figlio sono stati vittime di un agguato. Un agguato fallito, perché la moglie aveva riconosciuto Prestia, al punto che gli ha gridato, prima che sparasse “Totò, non lo fare; perché fai questo”. E poi perché Sacco seppure ferito da una pistolettata alla gamba, riuscì a disarmare e ad inseguire impugnando la stessa pistola di Prestia, sparandogli due colpi al grido: “Totò sei morto”.

Intanto il Gip del Tribunale di Agrigento Stefano Zammuto, ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica, e ha disposto l’incidente probatorio per sentire Rizzo. L’udienza si terrà il 29 agosto prossimo.

 

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