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Abusi e concorrenza sleale nella filiera del grano? Lo studio di ETHIKOS Per Il Territorio

“In Sicilia, si è registrato un calo degli ettari coltivati a grano duro, si è passati dai 330.236 ettari coltivati nel 2010 ai 287.825 ettari del 2017, dovuto alla scarsa remunerazione del prodotto, col conseguente disagio economico e sociale rappresentato dagli agricoltori in incontri con le Istituzioni Regionali”. Emerge dallo studio compiuto da Salvatore  Licari, Agostino  Cascio, Salvatore  Centonze e Salvatore  Rampello di ETHIKOS Per Il Territorio, Osservatorio Socio-Economico.

Da questo lavoro viene fuori “una scarsa correlazione tra l’andamento dei prezzi al consumo dei prodotti derivati del grano (pane, pasta, biscotti) e il prezzo che i trasformatori corrispondono ai produttori nazionali, o soprattutto a quelli del Sud ed isole, per la vendita del frumento, in controtendenza da anni anche con l’andamento dei costi produttivi”.

“Ciò – spiega ETHIKOS Per Il Territorio – potrebbe essere riconducibile a problematiche di funzionamento delle dinamiche concorrenziali e di mercato, dei diversi settori collegati verticalmente lungo la filiera produttiva, che incidono sui meccanismi di trasmissione dei prezzi lungo la filiera stessa. Sembra potersi generare uno squilibrio del potere di negoziazione nell’ambito delle relazioni commerciali fra agricoltori e molini ed industria dei derivati del grano, favorendo l’adozione di condotte commerciali sleali. Fra l’altro la negoziazione delle condizioni economiche di cessione non è stata mai demandata dagli agricoltori, ad organizzazioni interprofessionali o sindacali rappresentative della categoria, né sembra vi siano state azioni di sostegno concrete, da parte di Organismi Pubblici e Camere di Commercio, per promuovere e applicare Contratti di filiera che garantissero un equo prezzo”.

Lo studio rileva “la significativa sproporzione di forza contrattuale tra le parti del contratto di fornitura – ossia le piccole imprese di produzione, da una parte, e le industrie molitorie dall’altra – i prezzi non sono, in realtà, concordati, bensì imposti unilateralmente dall’industria molitoria, senza margine di trattativa per il venditore”.

Pertanto ritiene “possano ravvisarsi fattispecie dell’eventuale sussistenza di irregolarità, che non garantiscono una normale concorrenza, a cui corrispondono Norme a tutela ed Enti Pubblici  competenti a trattare le questioni, a cui ci si debba rifare, al fine di salvaguardare le imprese agricole, le relative produzioni del Grano, anche nell’interesse dei Consumatori finali”.

Infine, il lavoro di Salvatore  Licari, Agostino   Cascio, Salvatore  Centonze e Salvatore  Rampello ricorda che è fondamentale l’attività di indagine conoscitiva e verifica a salvaguardia delle produzioni di Grano delle Imprese Agricole produttrici e dei Consumatori da parte dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura, il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero dello Sviluppo Economico e l’Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza.

“Si ritiene debbano avviarsi delle indagini conoscitive di natura generale nel settore economico del Grano, nei quali l’evoluzione degli scambi, il comportamento dei prezzi ed altre circostanze facciano presumere che la concorrenza sia impedita, ristretta o falsata, e – concludono – capire se in qualche anello della filiera, ci siano abusi o distorsioni”.

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