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Gli agguati di Palma di Montechiaro, rigettato ricorso: Gueli resta in carcere

Il quarantaduenne palmese Francesco Gueli resta in carcere. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Palermo, ai quali si sono rivolti i difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo e Santo Lucia. Confermato il provvedimento restrittivo emesso il 19 giugno scorso, dal gip del Tribunale di Agrigento Stefano Zammuto. Emergono, intanto, altri particolari sulla vicenda del duplice tentato omicidio, e del ferimento del venticinquenne palmese Leandro Onolfo.

A incastrare i due palmesi finiti in carcere, Giuseppe Incardona di 62 anni (difeso dall’avvocato Giuseppe Vinciguerra) e appunto, Francesco Gueli, fermati e arrestati dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, e dai loro colleghi del Commissariato di Palma di Montechiaro, sarebbe stata una microspia, collocata nell’autovettura di un palmese, a cui il più giovane degli arrestati, aveva chiesto un passaggio, dopo essere sfuggito all’agguato.

Tra Gueli e il proprietario della vettura, vi sarebbe stato un dialogo, e in “diretta” la polizia di Stato, ha ascoltato i racconti di come erano andati i fatti. Dalla conversazione è uscito fuori il nome di Incardona, e la lite scoppiata, poco prima, nel bar nel centro di Palma. I due palmesi, dopo uno scambio di insulti, all’interno del locale, sarebbero quasi arrivati alle mani. Ci sarebbe stato anche un schiaffo di troppo.
Incardona, a quel punto sarebbe uscito dal bar, forse per andare a recuperare la pistola, e al volante della sua auto, ha aspettato il compaesano.

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