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IL PROFUMO DEL MARTIRIO

<<Se un uomo non ha scoperto

qualcosa per cui è disposto a morire,

non è neppure degno di vivere>>

(diceva un altro martire, Martin Luther King)

Io non sono un sindaco; come non sono stato un deputato o un sottosegretario: non ho mai voluto essere né sindaco, né deputato, né sottosegretario, né ministro. La mia vocazione è una sola, strutturale direi: pur con tutte le deficienze e le indegnità che si vuole, io sono, per la grazia del Signore, un testimone dell’Evangelo… mi sarete testimoni (eritis mihi testes) mia vocazione, la sola, è tutta qui!”. Queste parole di Giorgio La Pira, pronunciate più di quarantenni fa, non sono passate di moda né hanno perso lucentezza. Anzi, oggi più che mai, in questi tempi in cui tutto spinge all’esasperata realizzazione individuale, al protagonismo spudorato, all’arrivismo a tutti i costi, queste parole, ci sembrano quanto mai attuali. Troppo spesso, nella vita, ci si dimentica chi siamo, dove siamo e a cosa siamo chiamati. Viviamo come se la vita iniziasse e finisse da noi, come se fossimo noi il centro del mondo. Anche nei confronti di Dio abbiamo qualche problema: siamo disposti a ringraziarlo per tutte le cose belle, per i momenti magici vissuti, per le giornate serene che abbiamo trascorso, ma guai se la vita stessa ci toglie qualcosa, anche se minima. Allora, “apriti cielo!” No, non siamo proprio disposti a dire: “Grazie Dio anche per le sofferenze che la vita mi ha dato”. “Grazie perché le sofferenze mi hanno reso forte e, soprattutto, mi hanno dato la possibilità di testimoniare la forza che viene da Te”.

Già, non siamo disposti a ringraziare Dio per le sofferenze perché dal nostro vocabolario abbiamo tolto la parola “testimonianza”. Non ci interessa più essere testimoni perché il “martirio” (significato in greco della parola “testimonianza”) costa anche in termini di rinunzie, sacrificio e abnegazione. <<Essere testimoni soprattutto per chi conserva rabbia nei confronti della società che vede ostile. A lui il testimone deve infondere speranza facendo comprendere che la vita vale se è donata. >> (Padre Pino Puglisi)

“La vita vale se è donata”, diceva P. Puglisi: “Follia” di chi ha perso la ragione? No, follia di chi ha scoperto che il senso pieno della vita è donare perché tutto ci è stato dato e nulla, ma proprio nulla, la vita compresa, ci appartiene.

La società ogni giorno fa i conti con la violenza alle donne, ai bambini e poi ci sono gli anziani nei ricoveri, gli abusi in famiglia, ecc. Chiunque si chiede il perché di tutto questo. Io non sono né un sociologo né uno psicologo né un criminologo. Credo però che buona parte di tutto il malessere che cova nell’uomo dipenda proprio dal fatto che questa società ci ha fatto dimenticare che la dimensione piena dell’uomo sia il “Noi” piuttosto che l”Io”. Ci ha fatto dimenticare che la ragione vera dell’esistenza è vivere per “Qualcuno” o “qualcosa” di più grande di noi.

I martiri cristiani oggi non sono presi in considerazione perché ritenuti, di “parte”, “bigotti”, “gente di chiesa”, ecc. Eppure quanto insegnamento ci arriva da loro, quanto esempio per noi tutti! E non mi riferisco ai soli cristiani ma a tutti gli uomini. Il martire, a qualsiasi schieramento appartenga, è sempre testimone della “verità”, della “giustizia”, dell’”amore”. E tutte queste sono categorie che appartengono a Dio. Finisco questa mia riflessione prendendo in prestito un proverbio indiano bellissimo: <<La lama della spada che colpisce il martire, profuma di balsamo>>. Per noi cristiani, la stessa lama che colpisce il martire, profuma di Dio.

 

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