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Mafia, Quaranta: “A Camastra comanda Meli. Di Caro era capo mandamento di Canicattì”

E’ il giorno dell’audizione del favarese Giuseppe Quaranta, da gennaio scorso collaboratore di giustizia, al processo scaturito dall’operazione “Vultur”, condotta dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, con il coordinamento della Dda di Palermo.

Il processo è in corso di svolgimento davanti al collegio di giudici del Tribunale di Agrigento, presieduto da Luisa Turco (con a latere Rosanna Croce ed Enzo Ricotta). Sul banco degli imputati siedono oltre al presunto capomafia di Camastra Rosario Meli, 69 anni; il figlio Vincenzo Meli, 46 anni; Calogero Piombo, 65 anni, di Camastra; e Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì.

All’inizio una “gaffe” incredibile. Quaranta era collegato in video conferenza da una località protetta, clamorosamente svelata ai presenti, imputati compresi, dall’interlocutore dall’altra parte dello schermo. Il favarese si è presentato con una maglietta di colore blu, in maniche corte, e jeans. Poi ha risposto alle domande del Pm Alessia Sinatra e dei legali difensori degli imputati.

Subito mette in chiaro il ruolo in Cosa Nostra, del canicattinese Calogero Di Caro. “So che è un anziano di Cosa Nostra da ritenere sempre operativo -afferma Quaranta -. Come lui in provincia di Agrigento, ci sono solo Salvatore Di Gangi e Cesare Lombardozzi, che mi sembra sia morto. Francesco Fragapane voleva diventare capo provinciale di Cosa Nostra e per farlo volle avvicinare Calogero Di Caro, ma era difficile incontrarlo”.

“Di Caro era capo mandamento di Canicattì per volere di Maurizio Di Gati – continua -. Giuseppe Falsone in un secondo momento lo spostò a Campobello di Licata. Con Buggea concordammo un appuntamento al quale partecipò il cugino di Falsone: un certo Angelo (verosimilmente il riferimento è ad Angelo Middioni)”.

Di Saro Meli detto “u puparu”, il pentito favarese dice: “A Camastra comandano i Meli, il padre è il boss mentre il figlio Giuseppe è il braccio. Quest’ultimo è il terrore dei commercianti del Villaggio Mosè, a cui chiede il pizzo”.

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