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Canicattì, “sfregiata” la Torre dell’Orologio. Di Stefano: “l’amministrazione si dimetta”

“Se questa amministrazione non è stata capace di ridare dignità a un simbolo come la Torre dell’Orologio, restituendolo alla città per com’era,  come può risolvere i problemi importanti della città? I rifiuti, la viabilità, la sanità?” Leonardo Di Stefano, responsabile cittadino del Msi – Fiamma Tricolore accusa la giunta guidata dal sindaco Ettore Di Ventura di non aver rispettato il progetto originale della Torre dell’Orologio, il cui restauro è stato completato nei giorni scorsi.

Di Stefano ricorda che insieme ai concittadini: Giovanni Salvaggio, Mario e Alfio Sardo, Giampoaolo Greco, Diego Villareale, Enrico Salvaggio, Antonio Di Giorgi e Antonio Insalaco, prima dell’inizio dei lavori, aveva scritto alla soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento, all’assessorato regionale ai Beni Culturali e al sindaco di Canicattì affinché il restauro prevedesse anche “il ripristino dei Fasci Littori su tutte le quattro facciate poste sotto il quadrante dell’orologio e che siano ricostruiti come nell’originario progetto” .

“Alla lettera avevano risposto dicendoci che i Fasci Littori non potevano essere ricostruiti ma che sarebbero stati mantenuti per com’erano – spiega – Alla fine dei lavori, invece, ci siamo accorti che sono stati deturpati ulteriormente e per la seconda volta, comportandosi come quelle tribù che demoliscono le città romane o le statue delle divinità e noi ci meravigliamo tanto perché queste cose non si fanno, ma poi le facciamo a casa nostra”.

Il canicattinese ricorda che “la Torre dell’Orologio è stata consegnata alla città nel 1933 su progetto dell’ingegnere Luigi Portalone che vinse un concorso, in regime fascista e i canicattinesi erano orgogliosi di avere questo simbolo”.

E riferendosi all’amministrazione comunale Di Stefano incalza e ironizza: “se adesso che sapete che è un simbolo costruito dal fascismo se vi dà fastidio lo potete pure abbattere così recupererete il ‘porcheggio’ di due auto e ribadisco ‘porcheggio’ che è quello che potrebbe seguire”.

“I fregi li hanno sfregiati ulteriormente – rimarca – Questo fregio sfregiato e che non si vede ormai più da nessuna parte  della città e di cui hanno deturpato il progetto dell’ingegnere, un fatto davvero pesante”.

Infine, Di Stefano dà un consiglio alla giunta: “se non è in grado di mantenere inalterato questo simbolo di Canicattì allora faccia come i buoni commercianti che quando capiscono di non farcela più chiudono; considerata pure la scarsezza di personale che abbiamo al comune, conviene chiudere il comune e consegnare le chiavi a sua eccellenza il prefetto”.

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