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“Ho fame”, quell’appetito che fa dimenticare di condividere

Don Paolo – chiese al padre dei novizi il giovane Mario che si stava preparando alla professione dei voti per poi andare in missione nei Paesi lontani – quando si mangia perché oggi ‘ho tanta fame!’ Tu non hai fame, ripeté il padre dei novizi al giovane. Tu non sai nemmeno cosa significhi avere fame. Il tuo è semplice ‘appetito’ solo perché siamo in ritardo rispetto l’ora stabilita per il pranzo. La fame è un’altra cosa. I poveri delle missioni dove tu andrai hanno fame! I bambini malnutriti hanno fame! Le mamme che non hanno latte perché non mangiano da giorni hanno fame! No, tu non sai proprio cosa significhi avere fame.

Questo dialogo tra un maestro dei novizi e un giovane in formazione, mi è stato raccontato tanti anni addietro da un seminarista Comboniano con il quale ho condiviso parte degli studi di teologia. Mi colpì molto la risposta del maestro dei novizi e da quel giorno mi sforzo di non dire più “ho fame!”. Confesso anche che da quel giorno cerco sempre di essere oculato nel fare la spesa, nel vestire, nello spendere i soldi in genere.

E inoltre penso proprio che il vero problema del Nord del mondo consista proprio nell’aver dimenticato cosa significhi avere “fame”. Quanta abbondanza nelle nostre case, quanto cibo sulle nostre tavole: piatti strapieni di tanto cibo e poi lasciato e buttato perché non riusciamo a mangiarlo! I nostri frigoriferi li riempiamo di prodotti comprati al supermercato e poi dimenticati, lasciati lì, oltre la data di scadenza e buttati nella spazzatura. Che tristezza! Nessuno di noi, quando va a fare la spesa, pensa che non possiamo mai consumare più del nostro appetito. Nessuno di noi si ricorda di dividere il cibo con chi è nel bisogno, con chi è meno fortunato.

Eppure tutte le volte che andiamo a fare la spesa o ci sediamo a tavola e riempiamo i nostri piatti dovremmo ricordarci le nostre radici cristiane (parlo ai credenti in Cristo, a quelli che l’hanno acclamato risorto la notte di Pasqua). Così come dovremmo ricordarci delle indicazioni che a noi vengono dalla Sacra Scrittura: Credere innanzitutto “non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, i senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo?” (Isaia 58,7).

Un termine cristiano che esprime bene ciò che Isaia ci ha appena suggerito è la con-divisione. Che significa “dividere con”, quella che gli Atti degli Apostoli chiamano comunione (Koinonìa), dividere con gli altri. E non solo attorno al Corpo e Sangue di Cristo nella liturgia, ma è anche mettere insieme e condividere i propri beni, quanto si possiede. Fare “agape” si dice in greco, che indicava anche quel banchetto fraterno durante il quale eucaristia e solidarietà diventano un tutt’uno.

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