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Rappresentazione della pièce “Alfio Musumeci” per i detenuti della Casa di Reclusione di San Cataldo

Venerdì 17 marzo l’Associazione Culturale “La Compagnia del Tempo Relativo” di Canicattì ha rappresentato la pièce “Alfio Musumeci” per i detenuti della “Casa di reclusione di San Cataldo” dotata pure di un grazioso teatro. La regia è di Lella Falzone e il testo è della stessa regista e di Angelo Lo Verme. Il lavoro tratta il tema della giustizia e dei problemi inerenti il sistema carcerario in generale.

I giovani attori e le giovani attrici (solo alcuni meno giovani) sono composti in prevalenza da studenti del Liceo Scientifico “A. Volta” di Canicattì. Di seguito l’elenco in ordine alfabetico: Marco Amico, Emanuela Carlino, Pietro Carlino, Salvatore Celauro, Sofia Coco, Sofia Curtopelle (ballerina), Angelo Ferrante Bannera, Simone Ferrante Bannera, Diego Giorgio, Dario Giunta,  Felice Lana, Calogero Li Calzi, Giuseppe Muratore, Giada Nicosia, Rita Puzzangara, Giuseppe Salamone e Arianna Ricotta. Alla regia audio e luci: Antonio Guagliano, Gabriele Maria Lombardo e Matteo Polizzi.

Uno stralcio del dialogo metafisico tra la Giustizia e il detenuto Alfio Musumeci: “[…]Alfio – E non mi guardi dall’alto in basso! Si guardi piuttosto intorno una volta tanto e osservi gli uomini. Osservi le loro sofferenze, i loro drammi, le loro tragedie quotidiane, il loro dovere lottare ogni momento per non farsi sopraffare dallo sconforto, dal dolore, anche dalla  violenza, sì! Lei non pensa che a volte qualcuno delinque per necessità, perché non ce la fa più a tirare avanti in questa società totalmente sbilanciata nel tutelare i privilegi dei pochi e che ignora i bisogni vitali delle masse?

Giustizia – Sta scherzando. Non posso certo giustificare il crimine! Anche se in certi casi… forse lei ha ragione, ma delinquere non è mai la soluzione. Comunque non dipende da me l’ingiustizia sociale, poiché non mi creo da me, ma sono gli uomini a crearmi a loro immagine e somiglianza; e nel legiferare l’uomo non sempre è ispirato e illuminato da alti valori spirituali e dunque morali. Il legislatore è pur sempre un uomo e in quanto tale fallibile e perfettibile. Se poi il potere è nelle mani di pochi, è probabile che io a volte sia costretta, mio malgrado, a fare gli interessi di quei pochi.[…]”

 

 

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