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Favara, l’omicidio di Ferraro e l’omertà della gente

A Favara in tanti sanno, ma nessuno parla. I testimoni ci sarebbero, ma preferiscono restare il silenzio. Nel paese, dove dopo anni di omertà, un boss di Cosa Nostra, Giuseppe Quaranta, ha deciso di saltare il “fosso” diventando collaboratore di giustizia, per la lunga scia di sangue tra Favara e Liegi, chi ha visto, continua a far finta di non aver visto nulla. Nemmeno in forma anonima aiutano gli investigatori. Le decine di persone, ascoltate in  Questura, per l’agguato al quarantaduenne favarese Emanuele Ferraro, non  hanno fornito alcun elemento o indizio utile alle indagini.

Il killer che ha ammazzato Ferraro, la mattina del 9 marzo scorso, sarebbe rimasto appostato oltre mezz’ora. A bordo della Y10, e in una zona per nulla appartata, ha aspettato pazientemente  e sicuro di sé, l’arrivo del 42enne. Appena ha visto arrivare il Fiat Fiorino con alla guida il favarese, ha aspettato che aprisse lo sportello, e affiancandolo, ha aperto il fuoco da distanza ravvicinata, centrando il favarese cinque volte.

La ricostruzione dell’agguato è stata possibile, grazie alle telecamere, collocate lungo la via Armando Diaz. Difficile credere soprattutto  in pieno giorno, che un’auto ferma in sosta con all’interno una persona, possa passare inosservata. Purtroppo sarebbe andata così. O meglio l’omertà e la paura hanno preso il sopravvento.
E le tante persone, che in quel lasso di tempo, si vedono dalle telecamere percorrere il tratto di strada, passando davanti all’utilitaria, ascoltate dagli investigatori hanno detto di non averla notata, o di non averci fatto caso.

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