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Morto favarese dopo pestaggio, processo breve per i 4 imputati

Saranno giudicati con il rito abbreviato gli imputati accusati del pestaggio del favarese Bennardo Chiapparo, morto a 68 anni, il 10 febbraio del 2016, 8 giorni dopo avere battuto la testa per terra a causa di un pugno ricevuto. Il processo è in corso di svolgimento davanti al Gup del Tribunale di Agrigento Alfonso Malato.

Sul banco degli imputati siedono Antonino Pirrera, 41 anni, Michele Sorce, 35 anni, Carmelo Pullara, 27 anni e Giovanni Ruggeri, 43 anni, tutti di Favara. Sono accusati dell’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale, con l’aggravante di aver commesso il fatto, in concorso tra loro.

Il Tribunale del Riesame, al quale si erano rivolti i difensori, gli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica, aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, rimettendoli tutti in libertà, e sostenendo che la ricostruzione dei fatti, basata quasi esclusivamente sul racconto dei due figli di Chiapparo.

Alla base del raid punitivo ci sarebbe stato un rimprovero da parte del sessantottenne, nei confronti del figlio dell’imputato Pirrera. Quest’ultimo faccia a faccia con Chiapparo esclamò: “Mi vuole dare spiegazioni perché ci detti vastunati a me figliu?”. E la vittima aveva ribattuto di non dover dare alcuna spiegazione. Ben presto la situazione precipitò.

Ci fu una zuffa e i Chiapparo “avrebbero liberato due Pitbull aizzandoli contro Pirrera e gli altri presenti”. Scrive la Procura: “Bennardo Chiapparo senza preavviso, è stato colpito con un violento pugno al torace, che lo faceva cadere e sbattere la testa al suolo, provocandogli in tal modo un violento trauma cranico commotivo, con emorragia, e una frattura composta all’osso occipitale, causandone la morte”.

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