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Favara, l’assassino di un boss dietro la guerra di mafia

Dalla “pace” ai contrasti, fino alla “scintilla”, che avrebbe lasciato spazio al piombo: l’agguato di sicuro stampo mafioso, in cui è rimasto vittima Carmelo Bellavia, per tutti in paese “Melo Carnazza”, ucciso come un boss il 26 gennaio del 2015. Da quell’omicidio è sorta una “frattura” insanabile, ecco spiegata la guerra sull’asse Favara – Belgio, che ha provocato morti, feriti, arresti e indagati. Un nuovo gruppo avrebbe sfidato i vecchi ‘circuiti’ mafiosi, per il controllo del territorio, e assicurarsi il monopolio della droga a Favara e dintorni.  Ci sarebbe questo dietro ai fatti di sangue in mano alla Dda di Palermo e alla Squadra Mobile della Questura agrigentina. Complessivamente quattro vicende. Si tratta dei due agguati a Liegi in Belgio, costati la vita a Mario Jakelich, ventottenne  di Porto Empedocle, e al cinquantenne ristoratore favarese Rino Sorce. Nel primo ferito Maurizio Di Stefano, quarantenne favarese (forse il vero obiettivo dei killer). Quindi l’uccisione dell’empedoclino Carmelo Ciffa, assassinato davanti a un supermercato di Favara, e il tentato omicidio a colpi di Kalashnikov di Carmelo Nicotra, trentacinquenne favarese. A fare i nomi e ricostruire le vicende il primo pentito della mafia favarese, Giuseppe Quaranta. Tutto quanto è riportato nei verbali di interrogatorio alla presenza dei pubblici ministeri della Dda di Palermo, Alessia Sinatra e Claudio Camilleri, di un ufficiale e un sottufficiale dei carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento. Verbali che “scottano”.

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