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Licata, inchiesta antidroga “Ballarò”: 41 assoluzioni

Tutti assolti i 41 imputati, al processo scaturito dall’inchiesta antidroga “Ballarò”. Otto anni di processo per portare a nessuna condanna. La sentenza è stata emessa dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento (presidente Maria Alessandra Tedde), ieri pomeriggio, dopo una camera di consiglio di circa quattro ore. Tutti assolti nel merito, pochissimi capi di imputazione sono invece caduti in prescrizione. Lo stesso pubblico ministero Santo Fornasier, titolare dell’inchiesta, che nell’estate del 2010 fece scattare oltre cinquanta arresti e altre misure cautelari, al termine della requisitoria, aveva chiesto solo sette condanne.
Gli imputati assolti: Maria Stefania Concetta Bonaffino, Michele Bonvissuto, Angelo Alabiso, Dario Balsamo, Francesco Bosa, Francesco Calderaro, Giuseppe Cambiano, Salvatore Carusotto,  Alessandro Licata, Domenico Lombardo, Angelo Castagna, Pietro Cavallo, Maurizio Consagra, Gaetano Di Bartolo, Angelo Di Pietro, Carmelo Federico Savio, Francesco Florio, Francesco Incorvaia,Francesco Lombardo, Gaspare Lombardo, Baldassare Ruvio, Salvatore Scalisi, Erica Sgreva, Andrea Spiteri, Giovanni Tardino, Salvatore Gueli, Gaspare Gaetano Trigona, Angela Valletti, Carlo Valletti, Antonio Cannizzaro, Carmelo Marino, Giacomo Marino, Nicola Fabrizio Marino, Enrico Marra, Marco Morello, Salvatore Napoli, e Marco Russo.
Sono quasi tutti licatesi, accusati a vario titolo dei reati di traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione abusivi di armi, ricettazione, furto e violazione della legge elettorale.
L’indagine ha preso  il nome del quartiere di Palermo “Ballarò”, perché gli spacciatori licatesi sarebbero andati a rifornirsi di droga (hashish, marijuana, cocaina), che poi sarebbe stata venduta nella  piazza dello spaccio di Licata.
E tra gli indagati, la città di Palermo sarebbe stata intesa come “Mamma hashish” e quella di Catania, altra città di rifornimento, come “Mamma cocaina”.  Hashish e cocaina giunte a fiumi nel licatese e consumate da tossicodipendenti anche insospettabili.  Da ricordare, che prima del processo sono andate perse alcune bobine di intercettazioni telefoniche di diversi imputati.

 

 

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