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Mafia agrigentina, maxi sequestro a Giuseppe Mormina. Sigilli a conti, aziende e terreni

Sequestrati immobili, terreni, conti correnti ed un complesso aziendale, riconducibili a Giuseppe Mormina, figlio del boss Francesco, ritenuto a capo del clan di Cattolica Eraclea.
I Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Agrigento hanno dato esecuzione all’ordinanza di sequestro emessa dal Tribunale di Agrigento.

“L’ordinanza – spiegano le fiamme gialle – scaturisce dagli esiti di accertamenti patrimoniali delegati ai finanzieri nell’ambito del procedimento di misure di prevenzione della Procura Distrettuale di Palermo con riferimento al Mormina ed al rispettivo nucleo familiare. L’attività di accertamento si è posta nel più ampio comparto del contrasto  “economico” alla criminalità organizzata e l’efficace aggressione ai patrimoni illeciti si è resa possibile grazie all’approfondita analisi dei flussi finanziari rapportata a consumi e redditi conseguiti su un ampio arco temporale”.

In particolare, i militari hanno posto i sigilli a 7 immobili residenziali, un complesso aziendale (che operava nel settore agricolo) e  22 terreni di 373.410 metri quadrati, tutti a Cattolica Eraclea, e ancora conti correnti e di deposito per un valore complessivo di 752.377,05 euro.

Giuseppe Normina – secondo gli inquirenti – sarebbe stato individuato come il successore nel ruolo di capo della storica famiglia di Cattolica Eraclea. Risulterebbe legato da stretti rapporti familiari con Domenico TERRASI (sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza), altro elemento di spicco clan di Cattolica Eraclea, con cui è stato testimone di nozze di Gaetano Amodeo, arrestato in Canada dopo una lunga latitanza per aver avuto un ruolo attivo in vari omicidi, tra i quali quello del maresciallo dei Carabinieri Giuliano Guazzelli. Infine, Mormina avrebbe intrattenuto rapporti con diversi esponenti mafiosi, tra cui Antonino MESSINA, (già reggente della “famiglia” di Agrigento negli anni 80), Emanuele Sedita, Simone Capizzi e Salvatore Di Ganci, rispettivamente capi delle “famiglie” di Ribera e di Sciacca, e della stessa famiglia Bonanno.

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