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Teppisti per noia? “L’anticamera della morte”

E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai

di giocatori tristi che non hanno vinto mai 
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro al bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai”

 (da “La Leva calcistica della Classe 68” di Francesco De Gregori) 

Come malattia contagiosa, la noia, toglie la gioia di vivere, il coraggio di andare avanti, la forza di lottare e spinge fortemente verso l’indifferenza tutti quelli che da essa si lasciano sfiorare. Come un’epidemia che dilaga a macchia d’olio, la noia, ritengo sia il pericolo numero uno del nostro temo; capace di avvolgere dolcemente e delicatamente tante persone spingendole verso la monotonia e il ripetersi dei giorni avvolgendo della vita stessa come un velo color scuro, apparentemente delicato e a tratti protettivo, ma che in realtà alla fine paralizza l’anima e atrofizza il pensiero.

Quanti giorni passati annoiati, delusi, sconfitti, incapaci di reagire, di vedere spiragli di luce. Quante persone toccate dalla noia.

“Lentamente muore”, direbbe Pablo Neruda, chi si lascia vincere dalla noia e dall’apatia, dall’insoddisfazione dei propri giorni, dall’incapacità di reagire e andare verso il bello della vita e delle cose. “Lentamente muore” chi non spinge la propria esistenza verso la costruzione quotidiana dell’amore, della solidarietà, della condivisione e dell’accoglienza.

“Lentamente muore” – o è già morto! – chi pensa di sfuggire alla noia vivendo la propria vita con spavalderia e arroganza, chi crede di avere tutti ai suoi piedi o che ogni cosa sia loro dovuta senza fatica. Così come sono morti tutti quei ragazzi – il più delle volte provenienti da famiglia perbene – che pensano di reagire alla noia della loro vita, compiendo atti assurdi e vandalici, devastando scuole (la nostra città ne ha fatta esperienza qualche mese fa), lanciando sassi dai cavalcavia, danneggiando monumenti o stuprando ragazze della loro età (magari compagne di classe) o appiccando il fuoco a un senzatetto. Non si sfugge alla noia con l’aggressività o con la stupidità di comportamenti insensati. Non si vince la noia vedendo soffrire gli altri o perché capaci di fare del male ai nostri simili.

Felici e gioiosi lo siamo tutte le volte che proviamo a guardarci dentro e scopriamo di non essere soli, di avere l’anima, l’intelligenza, di essere portatori del Dio della vita, dell’amore e della gioia.

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