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Il capolavoro della vita. “Ritorniamo a stupirci”

“Non lasciatevi vivere,

ma prendete nelle vostre mani la vostra vita

e vogliate decidere di farne un autentico

e personale capolavoro!”

(San Giovanni Paolo II)


Anni addietro un mio amico, insegnante di religione, mi chiese di andarlo a trovare a scuola per parlare ai suoi giovani alunni di quarto anno delle superiori. Pieno d’entusiasmo mi presentai in classe e cominciai a parlare ai giovani. A un certo punto pensai bene di proseguire l’incontro leggendo ai ragazzi il brano del Vangelo in cui Gesù dice: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”. (Mt 6,26-29). Dopo la lettura del brano passai subito al commento pensando che i giovani fossero rimasti incantati dalle belle parole del Vangelo. Mi dovetti ricredere subito. Appena iniziai a parlare, uno degli alunni m’interruppe e mi disse: “Secondo me Gesù era un sognatore, un visionario, in somma, uno che non stava con i piedi per terra”. “Come si fa a dire queste cose quando nel mondo ci sono violenza e odio; quando la bruttezza nel mondo dilaga a macchia d’olio”. “Io a posto suo non mi sarei preoccupato di parlare in questo modo, piuttosto avrei elencato i problemi del mondo, avrei suggerito come risolverli, quali strade intraprendere perché ingiustizia, odio, violenza e guerre fossero sconfitti”.

Immediatamente la stanza si riempì d’interventi che solidarizzavano con il giovane che aveva preso la parola e subito ci fu un coro di voci che ripetevano: “E’ vero, ha ragione lui”! “Come si fa a guardare i fiori, gli uccelli e a non accorgersi delle necessità degli uomini”? Non sto qui a raccontare l’imbarazzo che provai in quegli interminabili attimi. A fatica riuscii a riportare il silenzio tra i giovani e a farmi ascoltare. Quando ritornò la calma e il silenzio, dissi ai presenti: Avete ragione, nel mondo ci sono violenza e odio, ci sono guerra ed egoismo, ci sono cattiveria e omicidi. E avete anche ragione nel dire che Gesù era un sognatore. Lo credo anch’io e lo affermo in questo istante: !Gesù era un sognatore! Ora io vi domando: Vi siete mai chiesti perché nel mondo c’è tanto male? Perché gli uomini non sanno più vivere, rispettarsi, stimarsi e volersi bene?” Un ragazzo, tra i più spavaldi, mi disse: “No, non lo sappiamo. Diccelo tu!”

La mia risposta fu concisa ma credo efficace: “Nessuno sa più amare e rispettare gli altri perché un po’ tutti abbiamo smesso di guardare gli uccelli del cielo, i gigli del campo e i prati in fiore. In una parola abbiamo tutti smesso di sognare ad occhi aperti. Prova ne sia che quanti riescono ancora a sognare e a guardare un uccello volare o ammirare i colori meravigliosi di un fiore sono capaci di amare e fare tanto bene. E vi assicuro che ancora oggi sognatori ce ne sono tanti! Per questo Gesù ci invita a “sognare”, per riempire la nostra vita di bello e riuscire a fare tanto bene. Se noi continuiamo a guardare solo al male che c’è nel mondo, non ci accorgeremo mai di tutto il bene che ogni giorno è capace di seminare chi ancora non ha smesso di sognare guardando il cielo o un fiore”.

Purtroppo è così, cari lettori, è questa nostra incapacità di vedere solo il male che fa riempire di cronaca nera i giornali e le televisioni. Ci sono notizie di cronaca nera che ci sono proposti ogni giorno e la cosa si ripete per mesi interi, ma questo non è più diritto di cronaca, non è informazione. Piuttosto è speculare sul dramma della morte, sul dolore della famiglia, ecc.

E’ possibile che, secondo i parametri dell’informazione, un omicidio, pur riconoscendo cosa assai grave, abbia più peso di mille atti di generosità e d’amore? Certo, non dobbiamo avere le bende agli occhi o essere ingenui a tal punto di non vedere quello che succede attorno a noi o il male che si perpetua nei giorni. E per tutto quello che succede, bisogna lavorare ogni giorno affinché le cose migliorino e nessun uomo essere ucciso.

Ciò che io mi chiedo è: “Non è forse il caso di riprenderci la serenità e la bellezza della vita o la gioia di sognare in positivo; non è il giunto il momento di ritornare a stupirci per un bel tramonto, un paesaggio meraviglioso, per un bambino che nasce, per il fascino dell’intelligenza o per la capacità di amare che tutti abbiamo?”

Personalmente credo che in atto ci sia il tentativo di inculcarci la cultura della paura e del sospetto per metterci uno contro l’altro, per convincerci che non vale la pena spendersi per gli altri e quindi ripetere a noi stessi “tanto le cose non cambieranno mai”. A mio modesto parere posso affermare che c’è un eroismo quotidiano, diffuso più di quanto noi possiamo immaginare e che non ama mettersi in mostra o apparire a tutti i costi, ma che ha in sé un valore e una grandezza ben più gloriosi di ogni male compiuto.

 

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