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Ricorrenza dei defunti: boom di visitatori alla tomba di Rosario Livatino

E’ diventata luogo di pellegrinaggio la tomba della famiglia Livatino – Corbo, dove sono custodite le spoglie mortali del giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990 sulla statale 640 in contrada Gasena. In occasione della ricorrenza di Ognissanti e della commemorazione dei defunti, per la prima volta nella storia, la cappella che si trova nel primo viale sulla sinistra entrando al cimitero di via Nazionale, è rimasta aperta per dare la possibilità ai tantissimi canicattinesi che hanno affollato i viali del cimitero, di andare a pregare o di depositare un fiore  sulla tomba del giudice ragazzino. L’iniziativa è stata resa possibile grazie ai volontari delle associazioni “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino” e d’impegno civico Antimafia per la Legalità “Tecnopolis”. “Abbiamo voluto aprire la cappella della famiglia Livatino – Corbo – dice la presidente dell’associazione Amici del giudice Livatino, Valentina Garlandi – per dare la possibilità ai nostri concittadini di entrare e pregare sulla tomba del magistrato canicattinese ucciso dalla mafia. Siamo rimasti stupiti dell’affluenza di persone, semplici cittadini, giovani, anziani, coppie che hanno voluto rendere omaggio a Livatino. Sono stati un migliaio circa i canicattinesi che si sono recati sulla tomba di Livatino”. Attualmente è in corso la causa di canonizzazione per la proclamazione di Santità di Rosario Livatino. “Il Tribunale – spiega il postulatore della causa, don Giuseppe Livatino – ha provveduto ad ascoltare i testimoni: colleghi, compagni di scuola, insegnanti del Servo di Dio ma anche avvocati, dirigenti di polizia e ufficiali dei carabinieri, che hanno conosciuto Rosario Angelo Livatino. Il Tribunale ha sentito anche le testimonianze di testi ex officio, indicati cioè dallo stesso organo, e sentirà anche dei contesti, indicati dai testi durante le loro deposizioni. Un lavoro certamente delicato, al termine del quale – aggiunge don Livatino – sarà possibile, per l’Arcivescovo, valutare le testimonianze al fine di decidere se trasmettere gli atti alla Sacra Congregazione per le Cause dei santi, che inizierà una seconda indagine sulla vita e l’eroicità delle virtù del Servo di Dio, Rosario Angelo Livatino. Sentiti tutti i testi, prima di procedere alla conclusione dell’inchiesta, il Vescovo e il suo Delegato, il Promotore di Giustizia e il Notaio debbono ispezionare la tomba, la camera dove abitò e morì, gli ultimi luoghi legati al Servo di Dio in cui potrebbero trovarsi segni di culto indebito. Prima di procedere alla chiusura definitiva dell’inchiesta, il Vescovo può provvedere alla ricognizione canonica delle spoglie mortali del Servo di Dio. L’eventuale ricognizione non è altro che il riconoscimento dell’autenticità dei resti mortali. Sempre al Vescovo spetta, infine, preparare eventualmente le reliquie in vista della Beatificazione o Canonizzazione. Terminata l’inchiesta diocesana – conclude il postulatore – il Vescovo può  nominare con decreto il “Portatore”, cioè “l’Officiale” incaricato di consegnare i documenti alla Congregazione dei Santi”.

Fonte Paolo Picone Gds

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