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Il sentiero da seguire. Qual è la nostra meta?

La vera moralità consiste non già nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla coraggiosamente.
(Mahatma Gandhi)

 

“Trovare la propria strada” nel cammino della vita perché questo è il senso dell’esistenza. Personalmente penso sia questo il senso della vita, anche se alcune volte ce ne dimentichiamo e viviamo come se questo mondo sia un parcheggio, una stazione di servizio, una sala d’attesa. Messi in fila ad aspettare ognuno il proprio turno. “Ogni viaggio, anche se di mille miglia, comincia sempre col primo passo”, recita un proverbio cinese. E’ vero, si comincia sempre con il primo passo ma è anche necessario sapere da che parte andare, conoscere la meta e, soprattutto, avere uno scopo per mettersi in cammino, per avere stimoli che lo facciamo andare avanti anche quando la strada si fa dura.

Nel cammino della vita, l’uomo si trova sempre di fronte ad un bivio, a una scelta da fare. La possibilità è duplice: prefissarsi la meta della sua esistenza (ed è la prima) e seguirla ogni giorno della sua vita o imboccare le tante vie possibili (ed è la seconda possibilità), per cui si salta da una a un’altra, assecondo delle giornate o di quelle che più di altre sembrano allettare.

Dal mio punto di vista, ma è solo mio, il primato della scelta va alla prima possibilità, cioè la meta da seguire ogni giorno, è questa che dovrebbe motivare ogni nostra azione e percorso da fare, darci forza dinanzi ogni fatica e stimoli a ogni ostacolo incontrato. Può sembrare assurdo ma ancora oggi, nonostante viviamo in un mondo sempre più virtuale e siamo bombardati con proposte di tanti percorsi possibili e allettanti, l’uomo è chiamato a scegliere la meta da seguire “per” e “nella” sua vita. Non è vero che tutto gira attorno a me e per me; non è vero che la mia vita, io, la debba vivere solo per me e per i miei pochi affetti; e non è vero che in questo mondo debba vivere i miei giorni come fossi in un parco divertimenti. Chi ci dice che la vita sia questa mente e sa di mentire.

Nella vita, scegliere, prefissarsi una meta, è fondamentale, direi vitale. Una meta che abbia senso per sé ma anche per gli altri. In questo mondo non siamo soli: nessuno può bastare a se stesso, abbiamo bisogno degli altri. Siamo società, comunità, popolo, e, perché credenti, siamo figli dell’unico Padre.

Il più delle volte, però, questa logica è ribaltata. Molti, troppi a mio parere, vivono senza prefissarsi una meta da raggiungere, affrontano tutto senza cercare con interesse la verità o minimamente preoccuparsi del perché delle scelte e delle azioni; si va avanti per le tante strade che si presentano dinanzi ai nostri occhi senza stimoli o interessi. E se non stiamo attenti, anche in ambito religioso può esserci il rischio di andare avanti senza una meta, una scelta o un “perché”. Molti battezzati, infatti, confondono la fede con le pratiche religiose ereditate dai genitori, non si sono mai preoccupati di compiere una scelta personale e coinvolgente, hanno preferito le tante pratiche religiose piuttosto che cercare il “Dio vivente”, il Salvatore nostro che è venuto a cercarci per amore, che è morto e risorto per donarci la vita. In ambito religioso, c’è il rischio, ed è alto, di procedere in conformità a impulsi o paure di castighi e non di motivazioni. E ciò che si pensa sia più importante è il fare, non l’essere.

 

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