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Per vedere giocare l’Akragas in casa bisogna sperare che si retroceda

Agrigento è da sempre stata la città dei paradossi. Ha dato i natali a Pirandello d’altronde. Quante volte abbiamo sentito questa frase. Ma da quando è stato in vita il drammaturgo fino alla sua morte, sono trascorsi ottant’anni, ma qui il tempo si è fermato. Di politici ce ne sono stati a iosa, diversi hanno ricoperto incarichi importantissimi, ma ad Agrigento parlare di passo del gambero, in tutti i campi, è un eufemismo. L’Akragas non potrà giocare più allo stadio Esseneto. Il motivo è sempre lo stesso: non è dotato dell’impianto di illuminazione. Mai è venuto in mente ai sindaci passati che una città capoluogo non può non disporre di una struttura così elementare. Se pensiamo che in provincia, in piccoli paesini, i campi di calcio sono dotati dell’impianto di illuminazione, la rabbia sale di più. Il Gigante si potrà allenare al Tempio, disputare le partitelle in famiglia del giovedì o qualche gara amichevole, ma non più le gare del campionato di Serie C. Morale della favola: la città ha perso anche la squadra di calcio. Uno dei pochi giocattoli ancora in vita, una delle poche valvole di sfogo della massa, ha trasferito armi e bagagli a Siracusa. I tifosi per vedere giocare la propria squadra del cuore, tra andata e ritorno, si dovrebbero sobbarcare oltre 500 chilometri. Ora, capiamo che le regole sono regole, ma l’Esseneto non è un campo bombardato, è molto sicuro, si poteva anche chiudere un occhio visto che oggi ci sono problemi gravissimi che gravano sul mondo del calcio. Ma sia Tavecchio che Gravina si sono detti: “Questi qui, (riferendosi ai dirigenti biancazzurri) è da due anni che ci dicono che i lavori inizieranno a breve e, poi, puntualmente non iniziano”. Come dare loro torto? Dell’impianto di illuminazione se ne parla dal giorno del famoso spareggio (inutile) dei playoff della serie D, contro la Correggese. L’anno scorso con la convenzione stipulata tra il club e il Comune sembrava tutto risolto, ma la dirigenza akragantina, non ha mai provveduto a stipulare la convenzione con il Credito sportivo. Dopo avere deciso di incassare i soldi delle sponsor Enel che avrebbe voluto fare di tasca propria i lavori (no era stata la risposta dell’ex azionista di maggioranza Giavarini, dateci i soldi che alle luci ci pensiamo noi), nulla è stato fatto. A questo punto ci sorge un dubbio: perché iscriversi al torneo di Serie C senza avere tutta la documentazione in regola? Che gusto c’è a giocare un’intera stagione in campo neutro? Misteri del pallone è il caso di rispondere. Ma la cosa più sconcertante e, che per tornare a vedere giocare l’Akragas nella sua unica casa, l’Esseneto per l’appunto, bisogna remare contro, ossia sperare che la squadra retroceda in serie D visto che in quarta serie l’impianto di illuminazione non è indispensabile. L’ennesimo paradosso, a noi ci sembra proprio di sì. Complimenti a tutti, complimenti a una città che ha perso l’ennesima occasione per guardare in avanti con ottimismo. Di questo passo, siamo destinati a retrocedere, non in serie D, ma direttamente all’inferno.

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