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Favara, parcheggiati i precari. Insorge la Cisl

Anche al Comune di Favara l’avere dichiarato il dissesto ed averlo venduto come la panacea di tutti i mali è risultato essere una trappola nella quale rimanere imbrigliati.

“Avevamo sostenuto – dice Floriana Russo Introito della Cisl – già al momento dell’annuncio di previsione del dissesto, che non sarebbe stato di aiuto per i lavoratori, tanto meno per quelli a contratto a tempo determinato per i quali parlare di stabilizzazione sarebbe stata una chimera, così come dichiarato in Comuni similari, ed ecco giungere puntuale il boomerang di ritorno, ovvero questa Amministrazione dopo avere annunciato durante la seduta di contrattazione decentrata urgente, che la Regione Siciliana, così come per tutti i Comuni, non ha ancora emanato nessun decreto a copertura di quanto dovuto agli enti beneficiari per i lavoratori con contratto a tempo determinato, pur non avendo, così come sostiene la stessa Amministrazione,  problemi di liquidità, deve però “sospendere” i lavoratori poiché i comuni in dissesto, come è noto, hanno pesanti limitazioni in campo finanziario. La procedura messa in atto in situazioni similari è stata quella, di effettuare delle “proroghe giuridiche”, il quale metodo ha certamente dei vulnus ma è comunque processo riconosciuto dalla Regione Sicilia”.

“L’idea “innovativa” – continua Floriana Russo – presentata ai lavoratori da parte di questa Amministrazione è  quella di “sospendere” gli stessi, pochi giorni prima della fine del contratto a tempo determinato, con l’intento di fare riprendere il lavoro quando vi sarà la copertura del decreto regionale e cioè tra qualche giorno, un mese o due o chissà quando. Riteniamo che questa formula “originale” mai portata avanti in nessun comune siciliano, non sia assolutamente nulla di moderno, diverso e meglio percorribile di strade già intraprese e riteniamo invece, che qualsiasi risvolto negativo vi potrà essere, debba essere solo di esclusiva responsabilità dell’ente. Riteniamo inutile la solita litania:” le rimostranze non possono essere effettuate qui ma sotto il palazzo della Regione”. Noi pensiamo che la protesta debba essere fatta  verso il proprio datore di lavoro ed ha costui, semmai, il compito di spostare la vertenza sul tavolo regionale poiché è l’amministrazione comunale, che ha inoltre paventato durante l’incontro la possibilità di un nuovo dissesto, che avrà la possibilità di verificare tra qualche giorno, quale sarà la qualità dei servizi resi senza l’attività del personale precario”.

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