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“Dalla Valle dei Templi a Sibari: l’impegno della Chiesa contro la criminalità mafiosa ed organizzata”. Stamattina convegno a Canicattì

“La chiesa ha avuto un’evoluzione in questi anni con un forte impegno antimafioso da Papa Giovanni Paolo II fino a Papa Francesco che con il discorso di Sibari contro la ‘ndrangheta è stato molto forte; e questo ha risvegliato le coscienze, non soltanto con un’opposizione, ma con una partecipazione attiva alla vita sociale”. Sono alcune delle parole del Procuratore Capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, intervenuto al convegno sul tema “Dalla Valle dei Templi a Sibari: l’impegno della Chiesa contro la criminalità mafiosa ed organizzata” che si è tenuto, stamattina, al Teatro Sociale, a Canicattì, nel terzo giorno della “Settimana della Legalità” a cura delle associazioni “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino”, “Tecnopolis” e della Postulazione della Causa di Canonizzazione del Servo di Dio Livatino, con l’adesione della Presidenza della Repubblica.

Prima di Patronaggio hanno preso la parola Don Giuseppe Livatino, postulatore della causa del magistrato canicattinese, e Giacomo Di Girolamo, giornalista marsalese.

Il primo ha tracciato un excursus sull’atteggiamento della Chiesa nei confronti della mafia, delineando nello specifico i vari passaggi compiuti nel tempo, fino alle recenti condanne di Papa Francesco. Il sacerdote, inoltre, ha raccontato dell’esperienza vissuta ieri, in Vaticano, durante l’udienza della Commissione Parlamentare Antimafia, voluta proprio nel giorno del 27esimo anniversario della morte del giudice Livatino, alla quale ha partecipato anche il super testimone del delitto, Pietro Ivano Nava, che – ha riferito don Giuseppe – “non si è mai pentito di quella scelta, nonostante adesso non abbia più un nome, un volto ed una vita”.

A seguire Giacomo Di Girolamo ha accusato la Chiesa, ed in particolare quella trapanese, per i suoi “inchini” e le sue “sottomissioni” ai boss mafiosi e ha sottolineato come “la memoria sia diventata un promemoria con il calendario dei santi laici”.

Infine, a sintetizzare gli interventi dell’arciprete di Raffadali e del giornalista è stato il Procuratore Patronaggio che, addentrandosi in “campi che non sono miei”, ha evidenziato egregiamente l’evoluzione della Chiesa nei confronti della mafia, ricordando gli esempi di don Pino Puglis, Wojtyla, Bergoglio e l’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro.

Il convegno si è aperto con una proiezione in omaggio alla professoressa Ida Abate, docente e biografa di Rosario Livatino, tra i soci fondatori dell’associazione a lui intitolata; i saluti del sindaco di Canicattì, Ettore Di Ventura, e dei presidenti delle associazioni organizzatrici, rispettivamente Valentina Garlandi e Riccardo La Vecchia.

L’incontro, che ha visto la presenza di tantissimi studenti delle scuole cittadine, si è concluso con la consegna del Premio Cultura, Formazione e Legalità “Giudici Saetta – Livatino” al comprensivo “Rapisardi”, all’associazione “A testa Alta”, al giudice Stefano Zammuto, al Procuratore Luigi Patronaggio e al giornalista Giacomo Di Girolamo.

Ha coordinato i lavori il giornalista Carmelo Vella.

Le iniziative delle associazioni e della postulazione continuano domani in viale Regina Margherita con i “Madonnari disegnano la legalità”, davanti “Casa Livatino”.

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