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“Partecipare” e “amare”, è il nome della libertà

Ogni persona tende a essere libera. Tutti lottano per la libertà, tanto che nel suo nome ci sono state e ancora oggi se ne fanno guerre, lotte, rivendicazioni, battaglie politiche di ogni genere. In nome della libertà e per conquistarla si sono fatte tante battaglie: quanti morti nel suo nome. Tuttavia l’uomo, succede in ogni tempo, tende e lotta per la libertà ma subito si costruiscono altre forme di dipendenze. E’ questo il più grande paradosso della nostra vita.

La società oggi chiama libertà tutto ciò che può distruggere, fosse anche il proprio corpo, l’esistenza, la vita degli altri. Si pensa che libertà sia il lasciarsi vivere, piuttosto che di gustare l’ebbrezza della vita, la bellezza dell’essere dono per gli altri. Secondo molti, è libertà anche il poter fare deserto dentro e attorno a se stessi. Vero è, l’uomo è libero di vivere come vuole. Questo è un diritto sacro santo. Nessuno può imporre stili e forme di vita ad altri. Io, però, mi guardo attorno e dico: non è forse vero molti guai alle persone sono causati da chi ha fatto della sua vita un deserto? Deserto culturale, sociale, emozionale, relazionale. Verso dove stiamo andando? Verso la cancellazione di tutto ciò che una volta, nel bene o nel male, erano considerato “valore” personale e sociale e tutto ciò in nome di una presunta libertà.

La parola “libertà” è da tutti menzionata, in particolare da quelli che cercano di abusarne l’uso (mi viene in mente certa pubblicità che per invogliare e direi a costringere, a comprare usa parole con disinvoltura spregiudicata il termine libertà), spesso è travisata. Giorgio Gaber, in una sua conosciutissima canzone ci dice: <<La libertà non è star sopra un albero e neanche un volo di un moscone. La libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione>>. Sì, libertà è partecipazione alla vita, alla “Cosa pubblica”, alla politica, alla costruzione di un nuovo umanesimo, di una società più sana e più rispettosa della libertà (quella vera) di tutti.

La libera è anche creatività, simbolo di un agire comune che guardi non ai propri soli interessi ma a quelli comuni; è creatività che sappia coltivare il gratuito, cioè dell’amore per i propri simili e tutto ciò che ci circonda.

Ecco, allora, se voglio essere un uomo, veramente libero, devo impegnarmi a educare i miei simili: al rispetto di se stessi e degli altri; educarli alla solidarietà, all’agire comune. In una parola è necessario educare gli altri alla libertà, che è il dono più grande.

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