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Chi trova un amico, trova il… Consolatore

<<Consolate, consolate il mio popolo>> (Isaia 40,1). Consolate il popolo perché afflitto, stanco, deluso, abusato e sconsolato. Consolate ogni singola persona perché all’uomo basta poco per affliggersi e poco per essere consolato. Fiducia e speranza, questa è la base di tutte le consolazioni; solidarietà ed entusiasmo sono il percorso tracciato dai consolatori.

Abbiamo tutti sperimentato la gioia di vivere una giornata serena, spensierata, quasi felice. E magari, un attimo dopo, improvvisamente, senza nessun preavviso, qualcosa o qualcuno, ci ha fatto cadere nella tristezza, nello sconforto o addirittura nel pianto. Basta poco per gioire ed essere felici ma altrettanto poco per affliggerci e sconsolarci, forse perché troppo fragili o concentrati su noi stessi. Oppure perché non sappiamo vivere e affrontare i problemi con lo spirito giusto.

Citando Orazio, viene da ripetere con lui: “Carpe dièm”, “strappa (cogli) l’attimo”, nel senso di non farti sfuggire di mano il tempo che vivi, di non farti cogliere impreparato nell’affrontare le situazioni. ‘Carpe dièm’, prova a gustare fino in fondo l’istante della vita che respiri, non essere superficiale nella tua esistenza: è così sfuggevole il tempo che c’è dato da vivere, è così bella la vita. Non vale proprio la pena perdere tempo in cose futili!

‘Cogli l’attimo’, quindi, non nella spensieratezza e nel godimento o piacere fine a se stessi, come lo intende Orazio, ma come occasione per immergersi pienamente nella viva che viviamo. Non lasciare che il tempo passi e ti colga distratto o impreparato, perché corri il rischio di non gustare il momento che ti è dato di vivere.

Io, però, vorrei indirizzare la mia riflessione su un altro spetto: la consolazione. La parola con-solare ha un unico significato: accompagnarsi ‘con’ chi è ‘solo’, <<metterci accanto a chi è solo e fargli riscoprire l’amore della vita>> (Cfr. Dizionario Etimologico Online). Letteralmente, quindi, significa “stare con chi è solo”. Vi confesso che leggere l’etimologia della parola ‘consolare’, mi ha entusiasmato parecchio, perché sono fermamente convinto che la tristezza, la cattiveria e buona parte del dolore del mondo, nasca proprio dalla solitudine. L’essere umano, infatti, se lasciato solo con se stesso, abbandonato, privo di un pur minimo conforto amichevole, di qualcuno che gli tenda una mano o dica una parola di conforto si abbrutisce.

“Chi trova un amico, trova un tesoro”, ci ricorda il libro del Siracide (cap. 6,14). E ha proprio ragione perché l’amicizia è con-divisione, è sostegno, è confronto, è crescita insieme. L’amicizia cancella la solitudine e l’infelicità.
E il primo tra tutti gli amici è sicuramente lo Spirito Santo, dolce amico dell’anima, il Consolatore per eccellenza.

 

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