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L’omicidio di Marco Vinci, al Riesame la posizione di Lodato

Si è celebrata, ieri mattina, davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Palermo l’udienza per Daniele Lodato, il trentaquattrenne di Canicattì che la notte del 18 giugno scorso ha ucciso a coltellate Marco Vinci, 22 anni, anche lui canicattinese. Il delitto è avvenuto in piazza Dante, nei pressi della chiesa di San Domenico, dopo che Vinci – secondo quanto ricostruito dai carabinieri – avrebbe difeso un’amica che era con lui.

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Durante l’udienza la legale di fiducia di Lodato, l’avvocata Luisa Di Fede, ha prodotto ai giudici il referto dei medici dell’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì dove il suo assistito si è fatto curare per alcune ferite. Inoltre, è stata sostenuta la tesi che il 34enne, avrebbe reagito dopo essere stato picchiato da più persone dopo avere avuto la lite con il 22enne.

Di Fede, al termine dell’udienza, ha chiesto per il suo assistito una misura meno afflittiva degli arresti in carcere. Lodato dal giorno del delitto di Vinci si trova rinchiuso in una cella del penitenziario di contrada Petrusa di Agrigento, accusato di omicidio  premeditato aggravato da futili motivi.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia il 34enne davanti al Gip del Tribunale di Agrigento aveva dichiarato: “ Sono stato aggredito per primo solo per una frase banale e per avere urtato quella donna  e mi hanno pestato in tre, tra i quali c’era Marco Vinci. Quando sono tornato in piazza con la macchina volevo intimorirlo col coltello ma sono stato nuovamente aggredito. Non ho capito più nulla, ma non volevo ucciderlo. Sono pentito”. Una versione quella fornita dall’assassino che non ha mai convinto i carabinieri che hanno svolto le indagini, coordinati dal Sostituto Procuratore Alessandra Russo. La decisione dei giudici del Tribunale del Riesame è attesa nelle prossime ore. Avranno, infatti, cinque giorni di tempo, così come prevede la legge per pronunciarsi.

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