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Ecomuseo ad Agrigento. Nasce la rete dei beni culturali ed ambientali

di Elio Di Bella

Nasce in provincia di Agrigento il primo ecomuseo siciliano istituito da un ente pubblico.

E’ un progetto che intende mettere insieme tutti beni, il cui comune denominatore, sia  il XIX secolo inserendoli al meglio in una rete di strutture, attività, laboratori ed eventi distribuiti sul territorio.

Si tratta di una iniziativa del  Libero Consorzio Comunale (l’ex provincia regionale).

Il termine “ecomuseo” indica un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione.

Non aspettatevi quindi di trovare un museo con un ingresso e una biglietteria: né sale né quadri e neppure oggetti esposti alle pareti. Si tratta piuttosto di un luogo dove un territorio in movimento si racconta e si mostra. In questo caso si rivela attraverso le opere del XIX presenti nel patrimonio culturale agrigentino.

Un ecomuseo, diversamente da un normale museo, non è circondato da mura o limitato in altro modo, ma si propone come un’opportunità di scoprire e promuovere una zona di particolare interesse per mezzo di percorsi predisposti, di attività didattiche e di ricerca che si avvalgono del coinvolgimento in prima persona della popolazione, della associazioni e delle istituzioni culturali.

Vede la luce grazia al  Commissario Roberto Barberi, che con una propria determinazione ha il “certificato di nascita” dell’ ecomuseo agrigentino.

Gli “ecomusei” sono previsti dalla legge regionale n. 16  del 2 luglio 2014 che ha attribuito agli enti pubblici e privati, agli enti locali e alle associazioni, la possibilità di istituirli.

In particolare, l’ecomuseo del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, è composto dalla biblioteca dell’Ente, intitolata ad uno dei Padri della Costituzione della Repubblica Gaspare Ambrosini; dall’archivio storico in cui sono raccolti e catalogato documenti risalenti all’Unità d’Italia ed al Risorgimento al Palazzo storico di piazza Vittorio Emanuele fondato seconda metà dell’Ottocento; dalla Galleria espositiva della “Scala Reale”, al Giardino Botanico dell’Ente in cui son o presenti anche testimonianze archeologiche e dall’erbario annesso in cui è custodita una ricca collezione di piante essiccate risalenti all’800 e da ogni altro bene appartenente ad ente pubblico o privato che risponda alle finalità della legge 16  che eventualmente sarà messo a disposizione dei rispettivi Enti pubblici e/o privati.

“Con questo progetto – ha commentato il commissario Roberto Barberi – ci prefissiamo lo scopo di riuscire a rafforzare il senso di appartenenza e la consapevolezza delle identità locali attraverso il recupero e la riproposizione in chiave dinamico-evolutiva delle radici storiche, culturali e politico-civili delle comunità. Si potrà così attivare e rendere direttamente partecipi, le comunità, le istituzioni culturali e scolastiche e le associazioni locali, i processi di valorizzazione, ricerca, fruizione attiva e promozione del patrimonio culturale-materiale, immateriale-sociale e ambientale della Regione, compresi i saperi tramandati e le tradizioni”.

L’ecomuseo agrigentino ha il merito di interviene nel territorio della comunità, nella sua trasformazione ed identità storica, proponendo “come oggetti del museo” non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l’architettura, le testimonianze orali della tradizione. Si occupa della promozione di attività didattiche e di ricerca grazie al coinvolgimento diretto della popolazione e delle istituzioni locali. Il compito di tale istituzione museale è da un lato la conservazione e la tutela del patrimonio culturale ma dall’altro anche la valorizzazione del patrimonio collettivo.

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