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Matrimoni in Sicilia: aumentano le richieste di nullità. Nostra intervista al Presidente del Tribunale ecclesiastico di Agrigento

Di Elio Di Bella

La più recente statistica sui fallimenti dei matrimoni in Italia vuole che se nel 2015 ogni 10 mila coppie si registravano  644 divorzi, nel 2016  si è arrivati a 910.

Il vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Siculo,  Ludovico Puma,  in una intervista ha precisato che “da cinque anni il numero di cause introdotte in Sicilia si attesta su una media di 350 l’anno, mentre prima si aggirava sui 170/180 ”.

Gli ultimi dati  diffusi   sugli annullamenti matrimoniali in Sicilia sono del 2014 anno in cui sono state 239 le cause di nullità matrimoniale introdotte  al Tribunale ecclesiastico in Sicilia, che si sono aggiunte alle 798 pendenti. Nello stesso anno si sono concluse con sentenza 256 cause – di cui 207 con sentenza affermativa e 49 con sentenza negativa – 19 sono state archiviate. Tra le cause concluse con sentenza nel 2014 ne abbiamo avute 21 ad Agrigento.

Nella Diocesi retta dal cardinale Franco Montenegro non si registrano annualmente molte richieste di annullamento del sacro vincolo, ma la fine di troppi matrimoni è in ogni caso considerata con preoccupazione per la diffusione di una mentalità divorzista.

Alla guida del Tribunale ecclesiastico di Agrigento,   da vent’anni c’è don Lillo Maria Argento.

Lo abbiamo intervistato

Quanti casi di nullità gestite nel Tribunale ecclesiastico agrigentino ?

“Nell’ultimo decennio in tutta la provincia di Agrigento in media abbiamo settanta cause introdotte di annullamento di matrimoni all’anno – risponde don Lillo Maria Argento,   – Riusciamo ad arrivare ad una sentenza definitiva, in genere,  ogni anno per venti-trenta casi”.

Chi presenta le richieste ?

“Presentano richiesta di nullità coniugi che ritengono che il proprio matrimonio, già fallito, non sia stato celebrato secondo le regole della Chiesa cattolica, per cause come simulazione, difetto di consenso o di forma. Si tratta di coppie giovani, ma anche di coppie con periodi più lunghi di matrimonio”.

 

Per quale ragione soprattutto le coppie agrigentine arrivano a chiedervi l’annullamento del sacro vincolo ?

“Il caso più frequente è la cosiddetta «esclusione della prole», ovvero quando uno dei due coniugi non vuole figli. Tale causa riguarda naturalmente soprattutto le coppie giovani e le richieste di nullità per tale ragione arriva sia dalle donne che dagli uomini.Il fenomeno delle dichiarazioni di nullità non è da esaltare nella nostra provincia perché è molto relativo”.

 

Vi sono delle ragioni sociali ed economiche che favoriscono la diffusione del tramonto dei matrimoni nella nostra provincia ? 

“Risentiamo anche noi della crisi dei valori e della scristianizzazione della società – dice do Lillo Maria – Non ci si vuole impegnare totalmente come il magistero della Chiesa auspica. Probabilmente il difetto sta nel fatto che si dovrebbe migliorare la preparazione al matrimonio”.

 

Come vengono aiutate in Diocesi le coppie in difficoltà ?

“Nella diocesi agrigentina le parrocchie curano il cammino di preparazione al sacramento del matrimonio, avvalendosi anche di esperti, come psicologi e avvocati, ma tutto ciò evidentemente ancora non basta. Occorre accompagnare le famiglie nel corso della loro vita e saper intervenire efficacemente anche con altre figure di esperti nei momenti di crisi coniugale e familiare.

La Chiesa agrigentina alla luce delle nuove disposizione date da Papa Francesco sta realizzando un nuovo modo di intervenire, più a contatto con chi vive queste situazioni perché si comprenda che nessuno è escluso dalla comunità ecclesiale”

Per accogliere le persone che vivono situazioni di difficoltà anche la Chiesa agrigentina ha aperto  un Centro di Ascolto sito al Villaggio Mosè in Via Lucrezio 15/G nella sede dell’Opus Matris Verbi Dei, per colloqui con sacerdoti o coppie di sposi preparati.

Qual è la posizione della Chiesa locale nei confronti dei casi di separazione ?

“La Chiesa deve essere sempre accogliente. Ma la Chiesa deve far comprendere anche qual è la dottrina di riferimento con chiarezza. Spesso si fanno scelte di convivenza perché c’è una forte crisi di valori cristiani,  non solo da noi, ma nel mondo. Le persone che si amano non dovrebbero avere paura di sposarsi, di liberamente donarsi in modo più completo”.

Come le sembra la situazione dei figli delle coppie che si separano ?

“I figli sono certamente quelli che pagano di più lo scotto di queste lacerazioni familiari – risponde don Lillo Maria– Pagano specialmente quando tra i coniugi scoppia qualche diatriba che non finisce mai. Noi cerchiamo di aiutare i coniugi a chiudere bene la loro storia, una volta che hanno deciso così, evitando di fare ripicche e guerre. Occorre vedere quale siano le soluzione per farsi il meno male possibile”.

Quanto dura una causa per l’annullamento del matrimonio presso i tribunali ecclesiastici ?

“ Il Papa auspica che i processi siano più “agili” e che si possano concludere nell’arco di dodici mesi e se non c’è appello la sentenza diventa esecutiva”.

Per quanto riguarda le tariffe ci sono novità ?

“Attendiamo nuove disposizione nel prossimo mese di maggio dalla Conferenza episcopale italiana. Attualmente sono comunque la spesa è abbordabile. Oltre alle spese che si pagano al Tribunale, che non sono eccessive, ci sono poi gli onorari agli avvocati ed anche quelli non sono certamente esorbitanti”.

Le cause di nullità matrimoniale sono state disciplinate anche nei compensi agli avvocati, che vengono stabiliti dalla Conferenza Episcopale e sono tutto sommato accessibili.

Un Tribunale Ecclesiastico richiede per le spese processuali in genere un contributo di euro 500 alla parte attrice. Qualora la parte convenuta nomini un patrono di fiducia o usufruisca dell’assistenza di un patrono stabile, le si chiede un contributo di euro 250; non è tenuta invece ad alcuna contribuzione ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio, anche in caso di acquisizione, su sua richiesta, di prove ammesse dal giudice. L’onorario per gli avvocati invece in genere, salva la possibilità del gratuito patrocinio, è compreso tra un minimo di euro 1.500 e un massimo di euro 3.000 qualora l’appello termini con un decreto di conferma; per il rinvio ad esame ordinario, l’onorario del patrocinio è compreso tra un minimo di euro 600 e un massimo di euro 1.200.

Con il riconoscimento dell’annullamento per la Chiesa è come se il matrimonio non fosse mai stato celebrato. Una condizione che consente di potersi risposare in chiesa.

 

 

 

 

 

 

 

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