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Vite coerenti

“L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri” (Paolo VI, al Pontificio Consiglio dei laici, 1974). E’ vero, parla di più una vita coerente che mille prediche sulla coerenza; racconta di più una vita, spesa bene che tanti discorsi sul vivere bene. Il punto è che noi ci atteggiamo a “maestri” su ogni cosa: parliamo di tutto perché pensiamo di sapere tutto, sempre pronti con i nostri giudizi a sentenziare su ogni tipo di argomento.

Nel mondo ci sono molti di più predicatori e commentatori che persone disponibili a dare testimonianza. Questo vale per la società civile ma – ahimè! – anche per chi sceglie il Vangelo come punto di riferimento della propria vita.

Il fatto è che da ogni parte si tende a dimenticare l’affermazione di Paolo VI, per dare sfogo ai tanti giudizi e commenti su come e che cosa devono fare gli altri, più che preoccuparsi di cosa bisogna fare o viver in prima persona. La società di oggi ci ha abituati a dire e a fare di tutto senza preoccuparci se la nostra vita è coerente oppure no. Viviamo in un’epoca in cui c’imbarazziamo sempre meno, non proviamo più “rossore” in faccia per nessuna cosa.

Dobbiamo tutti ricominciare a “imbarazzarci”, a “arrossire in faccia” per ciò che di buono non facciamo, a chiederci se le nostre parole rispecchino la nostra vita, le nostre scelte oppure no. Questo vale per tutti ma molto di più per i credenti che hanno il Vangelo come guida. Già un grande testimone del secolo scorso come Mahatma Gandhi, diceva che non “ho ancora incontrato cristiani che vivono seriamente il Vangelo”.

Sicuramente Gandhi non aveva incontrato cristiani autentici, disposti a vivere fino in fondo il loro Credo. Io però non posso dire la stessa cosa: per le strade del mondo non ci sono solo occhi spenti e volti incoerenti o arrossati dall’incoerenza e dall’ambiguità. Non ci sono solo cristiani che “dicono e non fanno” o indossano, solo la domenica, il vestito buono del vangelo per poi dismetterlo nei giorni feriali. Conosco tanti occhi e volti di credenti – sono giovani, anziani, padri e madri, persone che non sanno di credere – che ogni giorno, senza saperlo, incarnano il Vangelo di Gesù.

Canicattì, ma il mondo intero è così, mi ha fatto conoscere dei grandi testimoni del Vangelo, che hanno servito la giustizia e la legalità: sono i giudici Livatino e Saetta. E insieme a loro, ogni giorno incontro tanti altri che sanno vivere la pienezza della vita. Mi piace, allora, finire con un augurio: che sia possibile anche per noi alla fine dei nostri giorni poter dire come Paolo di Tarso “ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede” (2Tm 4,6-8.)

don Gino Giuffrè

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