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Natale: messaggio di amore, semplicità e umiltà


C’era una volta il Natale di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, il Verbo diventato carne, uno di noi. C’era una volta e c’è ancora: per quanti credono, sperano, amano. C’è ancora il Natale di Gesù per tutti quelli che sanno guardare oltre e non si accontentano delle luci colorate, dei regali, delle grandi abbuffate interminabili o delle settimane bianche a tutti i costi e dei viaggi di lusso.
Sì, c’è ancora la nascita del Verbo nella carne umana perché ancora oggi Dio sceglie l’uomo, le sue difficoltà, la sua povertà, il suo smarrimento, la sua solitudine. Scende il Signore nel mondo e si fa piccolo, umile, povero per indicare una via nuova, percorribile a tutti, proporre stili diversi di vita e seminare speranza nel cuore così da desiderare e costruire un mondo nuovo.
Il primo Natale è stato l’inizio nuovo della storia dell’uomo. Il primo Natale è stato l’atomica della fede, un’esplosione incontenibile di vita che ancora oggi investe tutta la Terra e che va oltre il mondo stesso, perché è vita che viene dall’alto, da Dio, dall’Amore e va verso l’infinitamente piccolo, verso gli uomini, gli ultimi.

Maria «Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio». (Lc 2,7)

Il Dio che nasce non trova posto “nell’alloggio”, ma non c’è spazio per lui nemmeno nel cuore dell’uomo: troppi impegni, troppe cose da fare e interessi da coltivare; poi c’è il tempo che non basta mai e le ore che sembrano volare via. Gesù capirà se non ho spazio per lui! Sono certo che capirà.

Com’è strano: Il Dio che viene a cercare proprio gli uomini è ignorato da questi, non trova posto nei loro cuori, è lasciato fuori dalla vita dei grandi, dei potenti e da coloro che con frenesia si danno da fare e si agitano tutto il giorno. Solo una stalla e una mangiatoia sono disponibili e hanno posto per accogliere il Figlio di Dio.

Stalla e mangiatoia: quanta semplicità e umiltà. Dio per nascere sceglie una stalla, luogo che richiama la quotidianità di chi è abituato alla fatica, al sudore, alle difficoltà di mettere il pane a tavola; luogo che richiama all’umiltà, alla piccolezza. Dio ama le cose piccole e semplici e rifiuta le cose mondane, artefatte; così come rifiuta i cuori ingolfati da falsi bisogni e problemi; i cuori di coloro che si agitano nella continua e sfrenata ricerca di denaro, potere, successo.

Dio si fa piccolo perché ama la semplicità e vuole raggiungere tutti. La sua è anche una proposta per noi, per riscoprire semplicità, piccolezza, essenzialità; per gustare di più le vere gioie della vita.

A Natale Dio continua a piegarsi sull’uomo e a poggiare nella mangiatoia il Figlio suo Gesù. Continua a farlo perché nonostante indifferenza e rifiuto continua ad amare l’uomo, a fidarsi di lui. Nel primo Natale è Maria che si prende cura di Gesù bambino, lo aiuta a crescere e lo consegna al mondo. Nel Natale che si perpetua negli anni Dio chiede all’uomo di prendersi cura del Figlio suo per consegnarlo all’umanità tutta, per portarlo al mondo ogni giorno.

«C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge». (Lc 2,8)
“Andate e troverete”. Andate tutti, nessuno escluso. Andate anche voi uomini semplici, poveri e umili, gente abituata a vivere da sola, esclusi dalla società e dimenticati dalla storia. Andate perché veramente Dio è nato per ogni uomo. Non conta la posizione sociale, la carriera; non conta nemmeno saper fare i conti, né scrivere; conta solo saper accogliere Lui e amare gli uomini.

Don Gino Giuffrè

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