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Canicattì, grande partecipazione al primo incontro per i volontari del “Barone Lombardo”

“L’improvvisazione non paga”. Ha esordito così don Gino Giuffrè, cappellano del “Barone Lombardo” di Canicattì, in apertura dei lavori del primo incontro di formazione destinato ai volontari che operano in ospedale, nel quale ha relazionato Piera Donato, psicoterapeuta, e che ha registrato una grande partecipazione.

“Per incontrare l’altro bisogna prima prendere coscienza e la preparazione porta e dà frutto – ha aggiunto il sacerdote – Tengo alla formazione perché non ci si può improvvisare in nessun campo e a maggior ragione in quello della sofferenza. Quando ci accostiamo all’ammalato pensiamo che la pensa come noi invece lui vede la vita da una prospettiva diversa, mentre noi siamo in piedi lui sta sdraiato. Pertanto bisogna entrare nella psicologia dell’ammalato per capire ciò di cui ha bisogno e non accostarci a lui per dire quello che secondo noi ha bisogno. Prima devo conoscerlo e poi cercare di approcciarmi a lui dal suo punto di vista”.

Infine, don Gino ha sottolineato l’importanza della parola, in una società come quella di oggi in cui la comunicazione è veloce e continua. “Il dono della parola non si può sostituire, ha una forza e un valore unici. Oggi andiamo spesso correndo, non dimentichiamo di inviarci i messaggini sui social ma spesso siamo così di fretta che manchiamo di esprimerci a parole”.

E sul valore della comunicazione e della formazione si è soffermata anche la psicoterapeuta Piera Donato.

“L’obiettivo di questo nostro incontro è incominciare a pensare di trasformare il nostro fare per gli ammalati in saper essere consapevolmente con loro – ha detto Piera Donato – Credo che chiunque, a vario titolo, svolga una professione d’aiuto, quindi anche noi volontari, debba essere formato per destreggiarsi nelle difficoltà dell’aiuto stesso, per essere efficace senza sostituirsi all’altro, per sostenere decisioni ma non per imporle, per conoscere se stesso e le emozioni che sperimenta quando incontra i dolori e le difficoltà dell’altro. La formazione al volontariato diventa un volano di trasformazione molto forte ma anche una presa di consapevolezza e di responsabilità per ogni singolo individuo che decide di dedicarsi agli altri in modo efficace”.

La psicoterapeuta ha posto alcuni interrogativi ai presenti, spingendoli a riflettere sul “ruolo del volontario nella relazione d’aiuto, le motivazioni che inducono a fare del volontariato, gli obiettivi del processo di aiuto, la promozione delle abilità della persona in difficoltà e l’importanza della comunicazione con empatia e non con simpatia.

Infine, ai volontari è stato consegnato un questionario per l’autovalutazione della “Capacità di ascolto”.

Dalle testimonianze dei presenti è emerso che si sono identificati nella parole della psicoterapeuta e negli esempi da lei esposti, sia in negativo che in positivo.

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