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Ipab al collasso. Dichiarato lo stato di guerra. L’appello a Regione, sindacati e Chiesa

ipabLe Ipab siciliane dichiarano lo stato di guerra. Dopo i numerosi appelli rivolti alla politica locale, regionale e nazionale e la nota firmata da 600 lavoratori inviata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il movimento annuncia di non avere più nulla da perdere. “Essendo ormai disincantati delusi ed arrabbiati per l’insensibilità dimostrata rispetto all’utenza bisognosa e fragile, rispetto ai Dipendenti, rispetto a quello che ancora oggi rappresentano socialmente le II.PP.A.B. ci dichiariamo in stato di guerra. Non abbiamo più nulla da perdere”.

Il movimento ricorda che il personale degli istituti continua a lavorare seppur senza stipendio da pochi fino a 80 mesi e denuncia l’inerzia della classe politica,  a partire dall’assessore regionale Gianluca Miccichè che – secondo IPAB NO STIPENDIO NO SERVIZI – starebbe tramando l’idea di far “chiudere tutte le strutture, esasperando le attuali flebili gestioni dei CdA (annullamento di Bilanci e Consuntivi, ispezioni inappropriate di Ispettorati del lavoro, Guardia di Finanza e Carabinieri)”.

Il movimento si augura che la Regione ed i Sindaci  “in un  attimo di ritrovata ragionevolezza  vorranno   assumersi le responsabilità di sistemare 700 dipendenti di ruolo, magari assimilandoli  semplicemente ai  “precari” e non invece ritenerci niente” e propone una soluzione. “Proviamo a dare speranza e dignità da subito a chi è rimasto senza lavoro nelle estinte IPAB  assumendoli alla RESAIS o società  di questo tipo – continua il documento – Società regionale definita “contenitore”, che ha proprio la missione di gestire la transizione, nella prospettiva di un incardinamento dei lavoratori della IPAB  presso altre IPAB o presso gli enti pubblici, (ultimamene questo è stato possibile per i 32 dipendenti della Fiera del mediterraneo)”.

Inoltre, IPAB NO STIPENDIO NO SERVIZI lancia un appello ai Sindacati, invitandoli a “volere operare per sensibilizzare la Regione a legiferare per l’inserimento dei dipendenti, senza lavoro e stipendio, alla RESAIS”.

Ed ancora, il movimento chiede “l’istituzione immediata di un tavolo tecnico, insieme alla cabina di regia per il precariato  che opera già presso l’Assessorato alle Autonomie locali,  per verificare la fattibilità legislativa dell’operazione. Nella considerazione che  oltre ai precari esistono i lavoratori delle IPAB”.

“Ritenendo, infine, moralmente ed eticamente scandaloso,  farla pagare ai dipendenti che lavorano gratis per “amore” degli anziani e dei bambini” IPAB NO STIPENDIO NO SERVIZI si appella anche alla “Santa Romana Chiesa affinché  inserisca le ipab tra le opere  di misericordia nella speranza che non si verifichino più gesti inconsulti”.

 

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