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Canicattì – Camastra. Cinque arresti per associazione mafiosa. NOMI E IMMAGINI

operazione vultur arrestatiDopo l’operazione antimafia di stamattina all’alba, il capo della squadra Squadra Mobile, Giovanni Minardi, e il vice questore vicario, Giuseppe Peritore, durante una conferenza stampa in Questura, hanno reso noti i dettagli che hanno portato all’arresto di cinque persone ritenuti esponenti di spicco della mafia di Canicattì e Camastra.

Si tratta di Calogero, detto Lillo, Di Caro 70 anni di Canicattì; Rosario Meli, 68 anni, di Camastra; il figlio Vincenzo, 46 anni; Lillo Piombo, 65 anni; Angelo Prato, 38 anni entrambi di Camastra. Per Prato sono stati disposti gli arresti domiciliari. Insieme a loro risultato indagate sette persone, comunque non raggiunte da misure cautelari.

I cinque, coinvolti nell’operazione “Vultur”, letteralmente “avvoltoio”, sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti a mezzo incendio, detenzione illegale di armi comuni da sparo e da guerra. Come spiegato stamattina, le indagini sono partite dalla vicenda del duplice omicidio di Giuseppe Condello, 41 anni, e Vincenzo Priolo, 27, entrambi di Palma, uccisi a colpi d’arma da fuoco nel 2012 e ritrovati all’interno di un pozzo sotto un cavalcavia di contrada Ciccobriglio, tra Campobello di Licata e Palma di Montechiaro. Ma comunque gli arrestati di oggi non dovranno rispondere di questo reato.

“Protagonisti principali” dell’operazione, sono Lillo Di Caro e Rosario Meli. Secondo l’accusa, nel territorio di Camastra, Rosario Meli avrebbe posto in essere richieste estorsive, con l’aggravante del metodo mafioso, nei confronti di un’impresa di pompe funebri, nel tentativo soprattutto di ottenere, per persone a lui vicine, il monopolio di questa attività a Camastra. Il ruolo di Calogero Di Caro nell’inchiesta, secondo i magistrati della Dda, è legato alla gestione di un locale a Canicattì. Secondo l’accusa, infatti, Rosario Meli avrebbe intrattenuto rapporti con Di Caro per “regolarizzare” la gestione di questa attività imprenditoriale che ricadeva nel territorio di Canicattì.

Di Caro appartiene alla storica famiglia di mafia di Canicattì e per gli inquirenti ha rivestito cariche di alto rilievo negli organigrammi criminali di Cosa nostra. Nel corso dell’operazione “Santa Barbara”, nel 1993, nella sua agenda vennero trovati i nomi e i numeri di telefono, tra gli altri, di Pippo Calò e Nino Rotolo. Di Caro, già condannato per associazione mafiosa, scampò per miracolo ad un attentato messo in atto dalla stidda.

Meli, detto “u puparu”, negli anni 90 guidò la famiglia di Camastra in sinergia con quella di Palma di Montechiaro. In passato ha scontato una condanna a 10 anni di carcere per associazione mafiosa ed è stato anche accusato di un omicidio venendo in questo caso assolto.

 

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