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Gela. Arrestato il nuovo reggente del clan Emmanuello. 16 le misure di custodia cautelare. FOTO

operazione falcoLa Squadra mobile di Caltanissetta, guidata dal dirigente Marzia Giustolisi, ha eseguito questa notte a Gela, in un’operazione coordinata dalla Procura, 16 misure di custodia cautelare, tra le quali una in carcere, 9 ai domiciliari e altre 6 con obbligo di firma.

Tra gli altri arrestato il nuovo reggente del gruppo Emmanuello, Gianluca Pellegrino.

Gli inquirenti ritengono di aver bloccato anche un vasto traffico di droga proveniente da Palermo e Catania e poi destinato alla piazza di Gela. Le droga era destinata ai luoghi della movida gelese e arrivava grazie anche all’aiuto di alcuni buttafuori che lavoravano nei locali notturni della città.

Pellegrino è accusato di associazione mafiosa mentre gli altri rispondono di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

gela - Pellegrino GianlucaSecondo quanto accertato dall’inchiesta, culminata oggi nell’operazione “Falco”, alcuni degli indagati avevano riorganizzato il clan Emmanuello, dedito alle estorsioni e al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. E i locali della movida gelese erano diventati per loro un’ampia piazza di spaccio, ben controllata, nella quale nessun concorrente poteva entrare. Il gruppo aveva peraltro a disposizione armi, anche modificate, che utilizzava compiendo atti intimidatori, per spadroneggiare in città.

I poliziotti della Squadra mobile di Caltanissetta, in collaborazione con quelli del commissariato di Gela e con l’ausilio delle Squadre mobili di Catania, Palermo, Parma, Torino, hanno così dato esecuzione alle 16 misure cautelari, emesse dal Gip Alessandra Bonaventura Giunta, su richiesta della Dda nissena.

Elemento chiave, Pellegrino, 32 anni, colpito dalla misura della custodia cautelare in carcere, ritenuto il nuovo reggente del clan, è indagato per associazione di tipo mafioso, aggravata dall’essere armata, legato alla cosca Emmanuello, essendo stato il “figlioccio” di Francesco Vella, già a capo della cosca e oggi collaboratore di giustizia. Tutti gli altri sono stati riconosciuti, a vario titolo, gravemente indiziati di aver fatto parte del gruppo da lui capeggiato e attivo nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Pellegrino era stato scarcerato nel maggio 2011 e, sin dalle prime notizie acquisite sul territorio, aveva preso le redini del clan. Diversi collaboratori di giustizia hanno confermato la sua spiccata caratura criminale sui versanti della droga e delle estorsioni. Era uno degli interlocutori privilegiati di Alessandro Barberi, rappresentante provinciale di Cosa nostra. Così, grazie al particolare attivismo ed al carisma criminale di Pellegrino, il gruppo degli Emmanuello, fortemente disorientato dalla morte del capo indiscusso, Daniele Emmanuello, nel 2007, dalla raffica di arresti e dall’accesso al programma di protezione di suoi importanti appartenenti, ha conquistato un posto importante negli affari della cosca, a partire dal fiorente traffico di sostanze stupefacenti, facendo leva su un folto gruppo di uomini incaricati, a vario titolo, di provvedere al trasporto, confezionamento e spaccio sulla piazza di Gela dello stupefacente che veniva acquistato principalmente, con costante frequenza, a Catania e soprattutto Palermo. Fiumi di hashish, marjiuana e cocaina: un giro gestito con la complicità di Alessandro Pellegrino, Emanuele Faraci, Pietro Caruso, Giovambattista Campo, Angelo Famao, Orazio Tosto, Jonny Cavallo, Guido Legname e Giuseppe Di Noto, destinatari di una misura di arresti domiciliari.

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