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Il carattere del Canicattì

festa canicattì calcioAll’indomani dell’incredibile partita tra Licata e Canicattì, vinta 2 – 3 dai biancorossi ai supplementari, a mente fredda analizziamo quanto accaduto al “Dino Liotta”.

Per una volta però lasciamo da parte le analisi tattiche. Potremmo parlare della leadership difensiva di capitan Iannello; della prova maiuscola con tanto di gol di Guarnotta; dell’importanza nell’economia del gioco di Martino che ieri ha giocato con intelligenza un centinaio di palloni; del peso offensivo di questa squadra e del suo tridente Settecase, Falsone, Pirrotta; dell’eurogol e della partita eccezionale di Michele Settecase.

Potremmo…ma oggi c’è da sottolineare il carattere mostruoso di questo gruppo. Perché vincere a Licata non era facile, ma soprattutto perché farlo dopo essere stati in svantaggio ed essere stati raggiunti e beffati al 96′ non è da tutti.

Rivoluzionato a dicembre, il Canicattì è stato artefice di un’incredibile cavalcata durante la quale abbiamo esaltato la qualità dei singoli o del gioco espresso dai ragazzi di Giovanni Falsone, così come la sua sagacia tattica. Ma mai, o meglio quasi mai il carattere di questo gruppo. Non perché mancasse ma perché non ce n’è stato quasi mai bisogno vincendo le partite agevolmente o quasi.

Oggi invece bisogna esaltare la tempra, il cuore e il carattere di questo Canicattì. Sotto 1 – 0 all’intervallo, non sappiamo cosa abbia detto ai suoi giocatori Falsone perché i biancorossi sono usciti dagli spogliatoi rivitalizzati e battaglieri. E in dieci minuti, prima del gol di Guarnotta, avevano già messo alle corde il Licata. Quindi tra il 56′ e il 67′ i due gol che hanno ribaltato la situazione. A un passo dal paradiso il Canicattì si è visto improvvisamente catapultato all’inferno con il rigore concesso al 96′ al Licata e realizzato da Grillo che ha portato la sfida ai supplementari.

Ed è da qui che parte la nostra riflessione. Perché quel gol poteva abbattere un elefante. E verosimilmente la testa di tutti i tifosi canicattinesi è andata a Bagheria e a quello spareggio di tre anni fa contro il Rocca di Caprileone. Sembrava finita, vuoi per il contraccolpo psicologico, vuoi perché c’erano da giocare due supplementari con l’obbligo di segnare e quasi senza attacco dopo le sostituzioni di Falsone e Pirrotta. E invece, testa bassa e pedalare, il Canicattì nel secondo tempo supplementare si è fiondato in avanti alla ricerca disperata del gol che arriva subito con Scrimali che corregge in gol un colpo di testa di Guarnotta. Ma il guardalinee strozza in gola l’urlo di gioia…un’altra beffa. Ma, beffa nella beffa, il colpo di testa di Guarnotta sembrava destinato in gol anche senza la deviazione di Scrimali. Un altro colpo ferale, da tagliare le gambe a tutti. Ma come un gatto con sette vite, come un’araba fenice, il Canicattì ha saputo rialzarsi e risorgere, e la redenzione è stata firmata proprio da Vincenzo Scrimali, forse il meno atteso.

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Un gol che, come quello di Guarnotta, simbolicamente sembra dire: a Canicattì non contano i singoli, conta il gruppo. Un gruppo unito e con un carattere fortissimo. Che è diventato un tutt’uno con i tifosi e la città.

Ma ancora non è stato fatto niente, guai a distrarsi. Perché la storia è lì, ma prima c’è da battere il Real Avola.

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