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Canicattì, “Lu Tri di Maju” senza Immacolata. Esplodono le critiche. Licata scrive all’Arcivescovo

IMG-20160401-WA0022Scoppia  la protesta, a Canicattì, contro la decisione della Curia di Agrigento di non permettere la processione del simulacro di Maria Immacolata accanto a quello del Crocifisso in occasione di “Lu Tri di Maju”.

Un anonimo, o un gruppo di persone che non si sono firmate, ha fatto girare sui Social e su WhatsApp un messaggio chiaro e diretto.

“Voglio condividere con voi la tristezza, il dolore ma soprattutto l’ingiustizia nei confronti di una comunità e di tutta Canicattì. Quest’anno per volere di “qualcuno”, dopo secoli di storia, tradizione, devozione e sacrifici, la statua  dell”Immacolata non salirà a Santo Spirito. Canicattì perde un altro pezzo di storia. Tutti tacciono, nessuno parla, nessuno fa niente per impedire tale cosa! a chi di “passaggio” vorrei dire che noi rimaniamo, voi prima o poi andrete via. Canicattinesi svegliamoci! Difendiamo le nostre tradizioni, la nostra storia! Giovani siamo noi il futuro di Canicattì difendiamoci! Vi chiedo di condividere e informare tutta la città. Grazie”.

Meno di dieci righe che comunicano una disapprovazione nei confronti di chi ha stravolto una delle feste cristiano-popolari più antiche della città, ma che pare avesse poco di religioso.

A stabilire che quest’anno ad attraversare le vie del paese sarà solo il simulacro del Crocifisso è stata la Curia di Agrigento, la quale con un documento ben preciso ha disposto che l’Immacolata non dovrà partecipare alla processione. Maria girerà la città soltanto domani, quando la Chiesa celebra la Domenica in Albis, otto giorni dopo la Pasqua, definita Domenica della Divina Misericordia da San Giovanni Paolo II.  Per il vicario foraneo don Giuseppe Argento “è una decisione da rispettare”.

IMG-20160401-WA0021Una novità per i canicattinesi affezionati alla tradizione, molto sentita soprattutto dagli abitanti del quartiere di Borgalino, ma che ben si sposa con quanto predicato più volte dall’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, il quale in più occasioni ha ammonito i fedeli a stare attenti a non trasformare la fede in qualcosa di popolare e rappresentativo.

Intanto il consigliere comunale Domenico Licata ha inviato una lettera aperta a don Franco, per capire “quale progetto pastorale” sia alla base della decisione della Curia.

“Sento il dovere come cittadino di Canicattì, come credente di questa Santa Chiesa di Agrigento e come Consigliere Comunale e rappresentante delle istituzioni  di questa città – scrive Licata – presentare a Vostra Eminenza il diffuso disagio dei cittadini, il condiviso dissenso, pressoché unanime, dei credenti cattolfoto mimmo licata4ici, nonché l’imbarazzo delle istituzioni civili in merito a tale scelta per la quale non vi è stato alcun cammino, confronto o dialogo comune tra i responsabili ecclesiastici e i devoti di questa città.  Tra l’altro mi permetto ricordare a Vostra Eminenza – aggiunge – che Canicattì in mancanza di una festa patronale ha da secoli avuto occasione di ritrovarsi come popolo credente nelle ricorrenze in cui è coinvolta l’Immacolata madre del Signore. Mi permetto, quindi, chiederle umilmente e devotamente, quale progetto pastorale di evangelizzazione è sotteso a queste scelte – conclude il consigliere comunale – al fine che possa comprendere io stesso e a mia volta aiutare i miei concittadini e i miei fratelli credenti a comprendere”.

Nel frattempo, su Facebook il messaggio anonimo è stato condiviso da molti che non hanno risparmiato i commenti.  C’è chi critica i sacerdoti locali convinto che siano stati loro a prendere la decisione ritenuta inaccettabile, chi crede che la processione si farà comunque e chi ne approfitta per sottolineare come a “Canicattì più si va avanti e più si perde valore”.

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