Tu sei qui
Home > Costume e Società > DEJA’ VU. Il mondo occidentale è attaccato perché indebolito?

DEJA’ VU. Il mondo occidentale è attaccato perché indebolito?

silvano messina“Tam diu Germania vincitur” (Come mai la Germania non è stata ancora conquistata?). Tacito si poneva questa domanda già sul finire del I° secolo quando ancora i barbari non impensierivano i romani. Al contrario, i Germani affascinati dalla civiltà romana, a piccoli gruppi, chiamati Gau, o singolarmente, attraversavano quotidianamente il limes alla ricerca di lavoro o per arruolarsi nell’esercito o per cercare sul suolo romano una nicchia per praticare rudimenti di agricoltura o di pastorizia, sotto la giurisdizione di Roma, a cui pure pagavano le tasse. Non erano certo mancati gli scontri, ma più per una sete di conquista dei romani, mai sopita, che per la voglia dei barbari di oltrepassare il Limes. Non avrebbero mai pensato di muovere guerra contro Roma, nonostante avessero perso la caratteristica di cacciatori/raccoglitori e, ordinati in piccole società, ambissero a diventare stanziali non nel loro primitivo territorio selvaggio, ma nel civile territorio dell’impero. Le loro aspirazioni cambiarono quando constatarono la crisi del potere imperiale. I Goti furono i primi ad accorgersi della crisi delle istituzioni romane a cominciare dal terzo secolo D.C., durante il quale si diffuse una vera e propria forma di anarchia. Nelle lontane province generali, vittoriosi o senza scupoli, venivano nominati dai legionari o si autoproclamavano imperatori. Di conseguenza le guerre civili impazzavano, mentre all’estremità sud-est dell’impero i Parti, prima e i Persiani dopo, davano del filo da torcere ai romani. Era un continuo intervenire per fronteggiare incursioni barbariche in tutto il territorio dell’impero. In questo contesto c’era un susseguirsi di imperatori che cadevano vittime di usurpatori, i quali, a loro volta, diventavano prede, di altri pretendenti al trono imperiale. Venti imperatori furono abbattuti tra il 235 e il 284. Finalmente Diocleziano pose fine a tanta anarchia. Con lui inizia il “tardo impero”. L’avere rivestito di dignità il potere imperiale-autarchia- riformato l’amministrazione e cristallizzato le classi sociali, diede un po’ di respiro al già agonizzante impero, ma non servì a bloccare un corso storico già avviato alla fine. Quel corso veniva accelerato dalla corruzione, l’arrivismo, i sospetti e la debolezza degli imperatori del V° secolo, l’eterno vacillare da parte di quest’ultimi, e larga frangia della classe senatoria, tra l’anacronistico ripristino della tradizione e l’integralismo germanico, l’ingerenza di Costantinopoli. La definitiva spallata che cercò di dare Attila, quando si rese conto che era arrivato il suo momento, non sarebbe servita a niente, neanche se fosse riuscita. Il cancro dall’interno già aveva divorato Roma. I Germani, dopo avere salvato quello che restava dell’occidente, sconfiggendo Attila, resisi conto che perpetuare il trono dei Cesari serviva solo a mantenere l’instabilità politica, con la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre- un putsch si direbbe oggi- cercarono di riempire l’assoluto vuoto di potere, grazie a quella ammirazione, che non avevano mai nascosto, per la civiltà greco-latina.
Abbiamo raccontato, per sommi capi, dei fatti arcinoti, per sottolineare l’analogia tra quegli eventi e quanto succede oggi. Prima del crollo delle Torri Gemelle si diceva che la storia fosse arrivata al capolinea. L’analisi fatta da Fukuyama, per certi versi era veritiera. Tuttavia la vittoria finale dell’Occidente sul resto del mondo si era consumata con un notevole dispendio di energia. E mentre ancora i contendenti usciti da Yalta, si fronteggiavano, direttamente o indirettamente, per affermare la supremazia dell’uno sull’altro, vecchi nemici, che pensavamo di avere debellato definitivamente prima con la battaglia di Lepanto e poi con il crollo dell’Impero Ottomano, subdolamente all’inizio e poi, via via, più apertamente, cominciavano a dare segno della loro presenza attraverso atti terroristici sempre più destruenti e con una maggiore valenza politica. Il nuovo nemico, o meglio il vecchio Islam, poteva apparire ininfluente fino a quando si limitava ad atti di guerriglia in punti sensibili degli interessi occidentali. Nel momento in cui, a seguito del crollo del regime di S. Hussein e della guerra civile in Siria, da noi occidentali causati e, deliberatamente, mantenuti, è stato formato il nuovo califfato, sulle ceneri dei due Stati distrutti, su cui si è messo a capo Abu Bakr al-Baghdadi, le cose sono completamente cambiate. Il nuovo se dicente califfo ha dichiarato la jihad agli Sciiti e poi a tutto il mondo occidentale per ripulirlo della corruzione e per convertire l’intero pianeta al credo del fondamentalismo islamico. Le parole del nuovo califfo inizialmente venivano considerate elucubrazioni di un esaltato. Quando però questi cominciò a fare decapitare occidentali, trattenuti come ostaggi, e specialmente quando ha fatto colpire il cuore dell’Europa-la Francia-con un vero e proprio attacco di guerra in punti differenti di Parigi-il Bataclan, lo stadio e dei ristoranti-si è finalmente capito che Al-Baghdadi aveva veramente dichiarato guerra all’occidente. Il dejà vu consiste nel fatto che la guerra mossa all’occidente avviene nel momento in cui questo attraversa una crisi economica e di valori che rischia di farlo implodere anche senza l’intervento dell’ISIS. Senza dovere ricorrere al paragone con i Germani nei confronti della civiltà greco-latina, il dejà vu è più calzante se si considera la fulminea espansione dell’Islam alla morte di Maometto, ma già anche sotto di lui, in pieno oscurantismo, su tutto il nord-Africa, che all’epoca faceva parte dell’impero di Bisanzio. Anche allora, approfittando dello stremo delle forze dell’impero romano d’Oriente, dovuto alle guerre, prima contro i Goti per riconquistare l’impero di Occidente, e poi contro i Longobardi, gli islamici ebbero terreno facile per le loro conquiste. “L’Historia docet” di Cicerone non serve a sensibilizzare tutti i paesi della coalizione occidentale che ancora rispondono con manifestazioni e stupide frasi di rimostranze contro gli attacchi sempre più mirati degli uomini di Al-baghdadi. Anche la più piccola nazione della coalizione della Nato, da sola, potrebbe avere ragione di questo feto che cresce a vista d’occhio ai confini dell’impero d’occidente. Interessi personali di questo o quel paese dell’alleanza, nel groviglio del Vicino Oriente, sono anteposti all’interesse comune. Non vogliamo discutere di possibilità d’intervento o di strategie militari che potrebbero causare una destabilizzazione di quell’area ancora più devastante, con ripercussioni gravissime sull’assetto mondiale che potrebbero mettere in discussione anche le attuali alleanze. La pubblica opinione invece critica la mancanza di una comune governance d’intelligence, in una compagine dove, se si vuole, con l’occhio del grande fratello, si può violare la privacy del libero cittadino anche quando si chiude in bagno, o si possono intercettare i dialoghi di gente racchiusa in ambienti insonorizzati. Questa impotenza, deliberatamente voluta o causata da inestricabili intrecci diplomatici, fa sì che il Califfato, non solo guadagni altri territori come in Libia, in Nigeria, nel corno d’Africa, nel centro-Africa, in Oriente, attraverso alleanze con altre frange radicali dell’islamismo, ma anche una più fluida capacità di azione, come ha dimostrato nel colpire Bruxelles, la capitale degli Stati Uniti d’Europa e della NATO. Alla loro disumanità noi rispondiamo con la nostra pietas religiosa che all’occorrenza torna a rinvigorire; la paura che regna padrona nella nostra civiltà ci costringe a mostrare “l’altra guancia” di volta in volta, invece di renderci homo homini lupus, come sarebbe più giusto. Sembra che siamo impotenti perfino a dare giudizi, accettando, con religiosa rassegnazione, che il male trionfi sul bene, così come successe alla società romana-un altro dejà vu- dal terzo secolo in poi, persa la fiducia nella perfettibilità del mondo classico, e pervasa ormai dal senso del peccato, infuso dal cristianesimo. Se la storia ha deciso che la civiltà occidentale debba tramontare ancora una volta, assecondiamola pure con la nostra passività e ridiamo la fiaccola della civilizzazione all’Oriente, ma se ci restano ancora fotoni di energia e qualche molecola di orgoglio, visto che ci è stata dichiarata una guerra, diamo più fiato a coloro, sempre più numerosi, che gridano:”Cartago delenda est”, con le maniere possibili: una guerra si può vincere oggi con tanti metodi intelligenti, che la tecnologia ci mette a disposizione, senza ricorre necessariamente ai mezzi convenzionali.

Loading...

Articoli Simili

Loading...
Copy
Su