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“Il giro del cappero in 80 tappe”. Domani partenza da Agrigento alla volta di Canicattì e Caltanissetta

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Alessandro Ciulla ed Edite Lanka con la loro 500 alla Valle dei Templi di Agrigento
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Mariagrazia Innecco – scrittrice

Attraverserà anche Canicattì la cinquecento di Alessandro Ciulla ed Edite Lanka, i due isolani che da Linosa raggiungeranno la Lombardia, dopo avere visitato ottanta paesi sparsi lungo lo Stivale. La “Capperina Turchina” (la mitica 500 del ’71 con il motore rombante) dopo Agrigento, arriverà nella città dei giudici Livatino e Saetta per un “giro” tra le sue bellezze artistiche e culturali.

A dirigere i lavori, da Milano, sarà la scrittrice Mariagrazia Innecco, la quale racconterà di questo straordinario viaggio fino nella regione del Nord nel suo nuovo libro dal titolo “Il giro del cappero in 80 tappe”.

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La locandina 

“Partendo dall’Isola di Linosa – spiegano i due protagonisti – arriveremo a Milano percorrendo 2mila chilometri. Attraverseremo 80 località, incontreremo decine di persone lungo il percorso, saremo alla Bit di Milano, l’11 e il 12 febbraio, ci sposeremo il 13 febbraio a Seregno, ci imbarcheremo a Genova, il 16 febbraio, approderemo a Palermo e dopo un mese, il 18 febbraio, rientreremo ad Agrigento”.

Perché il cappero? “Perché è tenace, coraggioso, sapido, bello, orgoglioso, cresce – chiariscono Ciulla e Lanka – quasi ovunque ed è uno dei simboli del sud. A Linosa lo coltivano da generazioni assieme alle lenticchie: entrambi piccoli come quest’isola ma saporosi e inimitabili”.

Ma cosa vogliono comunicare Alessandro e Mariagrazia con questo progetto? “Col nostro viaggio vogliamo partire al contrario, senza sponsor, con una 500 del ’71 e un programma di massima che ha la certezza di incontrare e fare incontrare le persone attraverso il sorriso – sottolineano – L’allegria non si può comprare e neppure vendere, ma può diventare la cifra distintiva di tutto, quello che cambia le persone e le situazioni sino a farti raggiungere mete impensabili. Come si potrebbe arrivare a Milano, partendo da uno scoglio come Linosa e su una 500 del ’71? Da soli non si può fare nulla. Ci vogliono i ponti umani – continuano – per realizzare questa avventura e i loro sorrisi per renderla unica. Il nostro viaggio punta a questo. Parleremo di cose semplici e vere, di natura e di tipicità alimentari dei luoghi, non solo perché il nostro patrimonio di bellezza e bontà non si disperda, ma perché tutti ne vengano a conoscenza in modo lieve ma incisivo”.

Allora cinture ben allacciate, manca poco alla partenza.

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