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Canicattì: “Cronache della Deriva” l’ultimo libro di Silvano Messina.

cronache della deriva - Silvano MessinaI racconti presentati in questo libro, tanti veri piccoli romanzi, in buona parte fanno riferimento a reali fatti di cronaca. La trama però è per lo più fantasia dell’autore. Il riferimento ad avvenimenti realmente accaduti è finalistico. L’autore vuole dimostrare come, attraverso tali vicende, vengano calpestati tutti quei valori fondanti che hanno permesso all’individuo di emanciparsi e dare un ordine alla propria esistenza; alla famiglia di mantenere l’integrità attraverso la fissazione dei ruoli; alla società di evolvere dallo stadio tribale all’integrazione globale sulla scia di un’etica universalmente riconosciuta. È il trionfo del degrado morale che, come un cancro, sta distruggendo vecchi ordinamenti, la fede in antiche certezze, tipo il primato della politica e della legalità, i rapporti interumani sostituiti da approcci virtuali: all’altruismo è stato sostituito l’egoismo, mentre il dubbio e lo scetticismo sono diventati il metro di misura della conoscenza e della comunicazione. Giganteggia sullo sfondo l’attuale crisi economica che condiziona l’esistenza di parecchi personaggi. Ma a ben vedere questo altro non è che uno degli aspetti di una crisi più profonda, denominata, con larga condivisione, “Crisi Antropologica”,oggetto di continui dibattiti, arricchiti, di volta in volta, di nuovi spunti e interpretazioni, tra filosofi, storici, teologi, psicologi, sociologi e, naturalmente, antropologi. La crisi antropologica si caratterizza in linea di massima per un depotenziamento delle leggi, svilimento di ogni autorità, quella paterna in particolare, vacillamento della fede religiosa, perdita della auto regolamentazione. In una società in cui sono sempre più deboli i riferimenti valoriali e gli ideali comuni, il relativismo è il nuovo credo, la nuova etica. In questo contesto emerge il senso della relatività delle regole e il tentativo di legittimare le pulsioni. È diffuso il sentimento autoreferenziale, per cui ognuno è arbitro unico dei propri comportamenti. Accanto a questo, la dimensione più narcisistica delle pulsioni è legata al bisogno di apparire. La caduta dei filtri sociali determina una molteplicità di comportamenti anomali. Pulsioni apparentemente sopite e imprigionate nel calderone dell’Es, oggi esplodono in una libido incontrollata e si manifestano in comportamenti incestuosi, in abusi sui minori e in altre degradanti aberrazioni sessuali. Aumentano le forme di violenza isolate, o a gruppi, scaturite dalla facile perdita di controllo e da una forte pulsione di aggressività. L’antico abito dell’Homo hominis lupus si è di nuovo esteriorizzato sotto la pelle lacerata dell’imposto buonismo religioso e del perbenismo della mistica dell’era moderna. Al desiderio si è sostituita la voglia, una sterile e inappagante compagnia nel rapporto con l’oggetto desiderato e subito consumato, alla passione le emozioni, al progetto l’annuncio. In un mondo dominato dalle emozioni conta solo ciò che si prova nel presente, non la tensione che porta a guardare lontano. Questo è un atteggiamento tipico degli adolescenti e dei giovani, disposti a tutto pur di soddisfare una voglia, un capriccio, ancorati al presente, quasi indifferenti a un futuro che viene loro precluso. Da qui la continua esortazione di Stephane Hessel: «Indignezvous!», accorato grido rimasto per lo più inascoltato. Spicca il Primato dell’io, l’apparente esaltazione del sé che in realtà nasconde lo smarrimento, l’incapacità di autonomia e di visione critica dell’individuo in un contesto culturale frammentato e in un vertiginoso cambiamento. La cultura moderna aveva sacralizzato l’uomo, liberandolo da quei lacci che gli impedivano di essere pienamente se stesso. Oggi la sacralizzazione ha prodotto l’annichilimento, il narcisistico ripiegamento su se stesso che impedisce all’uomo post-moderno di relazionarsi con gli altri; gli inculca il disfacimento della cultura del dono e del sacrificio in vista del bene comune. Nell’insieme sociale vive in uno splendido isolamento, incapace di esprimere una comunità. L’incomunicabilità gli circoscrive attorno uno spazio limitato nel quale non è permesso a nessuno di entrare e dal quale non gli è consentito di uscire. Ognuno chiuso nella sua monade riduce al minimo, qualcuno a zero, lo scambio relazionale con gli altri, a cominciare dall’alveo familiare. Il contemporaneo sta vivendo una notte non solo culturale, ma anche psicologica, fatta di angosce, dolori, frustrazioni, sofferenze e vuoti. Il disagio psicologico si contorna di una fenomenologia indicibile equindi indecifrabile, incomprensibile quando non c’è nessuno, neanche tra gli addetti ai lavori, che sappia ascoltare quell’urlo silenzioso che strazia l’animo. La Religione, che aveva risposto per lungo tempo a tutti gli interrogativi e soddisfatto i bisogni dell’anima, non costituisce una reale soluzione. Neanche la scienza, verità definita, offre una sponda alla realtà terrena. Il clima di incertezza è sempre in aumento. L’essere umano non sa più in che mondo vive, come se avesse perso le coordinate; non è più sicuro di niente; ogni giorno si pone nuove domande per le quali non sa trovare le risposte. Se l’incertezza regna nell’ambito delle verità assolute, come la scienza, figurarsi quale credo possa venire accordato alla morale, alla religione, alla spiritualità, che non si fondano su criteri oggettivi. Eppure, l’individuo, essendo costantemente impegnato nel vano tentativo di dare un significato all’esistente e alla sua esistenza, è perennemente tormentato dal sentimento del vuoto (l’horror vacui, citato da Vito Mancuso nel suo Io e Dio) della vita terrena, ma soprattutto di quello oltre i confini della vita; non trova il giusto nutrimento per la sua anima che il suo spirito reclama, nonostante sperimenti forme diverse di sacralità. Alcuni riescono ad appagare queste esigenze aggrappandosi ai beni materiali, dando libero sfogo alla sete dipotere, spazio a tutti i piaceri con largo sfoggio di degrado morale, inbarba alla legalità e alle Istituzioni; altri perseguono l’ideale spirituale aspirando, attraverso viaggi esotici ed esoterici o riscoprendo i dettati delle antiche religioni salvifiche, a un mondo superiore dal quale possono ricevere nutrimento anche per le tribolazioni della vita terrena. La sensazione più diffusa però è che il naufragio degli antichi valori, cardini della nostra odierna civiltà, preludano ad uno di quei cambiamenti assiali già identificati da Jaspers nei cicli storici precedenti. È come se avessimo toccato il top e quindi ci avviamo verso il piede della curva discendente sinusoidale. Francis Fukuyama con il suo La fine della storia e l’ultimo uomo affermava nel 1992 che la storia non si avvicenda con cicli susseguenti e con corsi e ricorsi, ma procede nel tempo con una progressione lineare che porta irrimediabilmente a una situazione di perfezione oltre la quale non si può andare. Il punto di arrivo di questo processo è la Democrazia Liberale. Nello stesso anno Eric Hobsbwan dimostrava nel suo Il secolo breve che il mondo dopo il 1992 non sarebbe stato più lo stesso. Fukuyama con le sue conclusioni decretava la “fine della storia” come a suo tempo Hegel, dopo la sua monumentale impalcatura filosofica, asseriva che, dopo di lui, non ci sarebbe stato più spazio per un’ulteriore speculazione filosofica; alla stessa conclusione arrivavano i fisici, dopo la scoperta della fisica quantistica e la teoria della relatività. Tutte impressioni sbagliate? Bisogna osservare che se personaggi come Oswald Splengler con il suo Il tramonto dell’Occidente, lo stesso Fukuyama e per certi versi Joseph E. Stiglitz e tanti altri, che sarebbe lungo citare, si sono soffermati sull’argomento, significa che qualcosa di vero ci deve essere in questi presentimenti. Recentemente lo storico Niall Ferguson con il suo Il grande declinoafferma, citando Adam Smith, che la floridezza del mondo occi dentale ha trovato le sue solide basi sulle buone istituzioni. Queste, a loro volta, sono fondate su quattro pilastri portanti: La Democrazia, l’Economia, il Rul of law, ovvero regole e governo della legge, la Società Civile. Il venire meno di queste fondamenta mina la civiltà occidentale. la Democrazia, che mai è stata governo del popolo, oggi più che mai esprime il potere di potenti oligarchie che fanno della corruzione il loro punto di appoggio; l’Economia, che sta vivendo una profonda recessione nel mondo occidentale mettendo allo scoperto la mera stabilità del capitalismo e le devastanti conseguenze della globalizzazione, frutto della Deregulationdel mercato, preconizzate da Paul Krugman e Joseph Stiglitz; le Leggi, che oggi sono ritenute ostacolo e inadeguate alle nuove esigenze individuali e collettive e per giunta disattese dai più; la Società, che non è più civile dal momento che ogni individuo, per la sua ipertrofia dell’io, ha perso il senso della solidarietà, la cultura del saper donare e del sapersi donare e del sacrificarsi per il conseguimento del bene comune. Per Ferguson l’incrinarsi della solidità delle istituzioni ha determinato la caduta di potenti imperi nella storia, non ultimo quello inglese, mentre quello americano è già scricchiolante. Al di là delle speculazioni intellettuali, il comune sentire è l’approssimarsi di un sovvertimento, un Nuovo Ordo che prenderà forma sulle ceneri del vecchio, preconizzato ed auspicato da storici ed economisti come l’eterno Stiglitz con la teoria della Decrescita Felice, dove tutto l’assetto socio-economico verrebbe resettato, ricominciando da capo, utilizzando una strategia di decrescita incentrata sull’abbassamento del Pil, sulla sobrietà dei consumi, riciclo e riuso dei prodotti industriali senza limite per riprodurre un nuovo equilibrio tra l’uomo e la natura e relazioni più eque tra gli esseri umani: “un nuovo periodo assiale”, dunque. Qualcuno, incapace di trovare una soluzione ai propri problemi, vorrebbe anticipare la nuova era con una rivoluzione che stenta a concretizzarsi per la mancanza di una precisa ideologia, a cui fare riferimento, e per l’incapacità di conciliare le proprie aspirazioni con quelle degli altri. Tuttavia rivoluzionari, indignati, scontenti e quanti nonce la fanno più, sono accomunati dalla coscienza della crisi delle istituzioni, dell’economia, il cui stallo, deleterio per un nuovo sviluppo e per l’ordine sociale, non riesce a trovare una via d’uscita, della democrazia

rappresentativa, della politica e delle ideologie. Essi sono spinti ad agire dalla molla del sentimento della disuguaglianza sociale, resa insopportabile dalla dilagante corruzione, e dalla crescente piaga della povertà che spinge sempre più persone verso l’emarginazione, nel buco nero oltre i confini della società, dai cambiamenti climatici,causati dal continuo uso dell’energia fossile per velocizzare lo sviluppo industriale, nonché dalla constatazione della latitanza dello Stato nei loro confronti, proteso ad eliminare ciò che resta del Welfare e del Modello Sociale Europeo. Il Contratto Sociale di Rousseau rischia di essere strappato in mille pezzi! La massa, resa più omogenea dalla coscienza della deprivazione, e dalla scomparsa delle classi intermedie, declama a gran voce il cambiamento. Tuttavia, valutando il presente, che costituisce il punto di partenza, nel nostro futuro c’è l’oscurantismo, un nuovo Medio Evo? O una nuova era in cui viene rispettata la dignità dell’uomo e salvaguardata la natura?

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