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Al via l’anno santo ad Agrigento. Il cardinale Montenegro: “Siate misericordiosi come il Padre”

GIUBILEO4Agrigento – In migliaia arrivati da ogni parte della diocesi hanno partecipato all’apertura del giubileo straordinario della misericordia ad Agrigento. La concattedrale di santa Croce era gremita. Presenti anche tantissimi canicattinesi arrivati in pullman organizzati dalla parrocchie cittadine e dall’ospedale “Barone Lombardo”, luogo giubilare per quella zona. L’emozione è culminata nel momento dell’apertura della porta santa. Il cardinale Francesco Montenegro, come papa Francesco, cinque giorni prima, ha spalancato la porta che simboleggia l’inizio dell’anno santo anche nella nostra diocesi.

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Parole forti e cariche di spunti di riflessione quelle pronunciate da don Franco nella sua omelia. GIUBILEO14“L’Eucarestia di oggi – ha detto durante la messa –  raccogliendo idealmente tutti i fedeli della nostra diocesi, si caratterizza per due motivi gioiosi che si intrecciano tra loro: la III domenica di Avvento denominata “della gioia” e l’inizio, a livello diocesano, dell’Anno Giubilare, aperto in Africa il 29 novembre e lo scorso 8 dicembre da Papa Francesco. Il Signore ci invita a gioire e a lodar Lo perché “eterna è la sua misericordia”. Lasciamoci prendere per mano dalla Parola per comprendere il perché di questa gioia e come ci è chiesto di vivere il Giubileo. Il Giubileo è tempo di grazia – ha sottolineato il pastore della chiesa agrigentina – durante il quale potremo sperimentare la presenza amorevole di Dio nella nostra vita, nella nostra storia, nelle nostre comunità e fare di questa presenza il motivo della nostra gioia e della nostra speranza. Se è importante scoprire la radice della misericordia è altrettanto urgente capire quali sono i frutti dell’agire misericordioso di Dio. Sarebbe “grazia a buon mercato” pensare la misericordia come una sanatoria che mette i conti a pari con Dio per poi ricominciare da capo – ha aggiunto – È vero che la misericordia di Dio va oltre i nostri peccati ma è anche vero che essa richiede una conversione sincera e una vita cristiana che ci faccia essere misericordiosi. Infatti la frase-guida di questo giubileo non è “Dio è misericordioso” ma “Siate misericordiosi come il Padre”. Abbiamo bisogno di essere misericordiosi. Dio ci ha insegnato come si fa, ora tocca a noi imitar Lo. Ci ha mostrato che la misericordia consiste nell’aprire il cuore quando ci si accorge delle miserie altrui. Non possiamo invocare il perdono di Dio e poi ritornare a quell’ozio spirituale che diventa indifferenza e ci rende dei “manichini liturgici”. Dobbiamo conoscere le miserie del nostro tempo; aprire cioè gli occhi su ciò che accade nel nostro territorio e intervenire con l’amore che abbiamo ricevuto da Dio.”

E continuando l’arcivescovo ha illustrato i progetti di questo nuovo anno pastorale. “Abbiamo scelto l’icona del cieco di Betsaida. Dice Marco che Gesù gli impose le mani sugli occhi ed “egli ci vide chiaramente”. Attenzione a non essere noi cristiani ciechi che se ne stanno con le mani giunte pensando di piacere a Dio a forza di novene e feste popolari. Non dimentichiamo il Suo pensiero: “smettete di presentare offerte inutili…Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani io mi giro dall’altra parte…cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova” (Is 1,13-17). Da anni sto chiedendo di fare la lettura del territorio per capire cosa si vive tra le case e le nostre strade ma, diciamocelo, manca inspiegabilmente l’interesse di tanti presbiteri e operatori pastorali. Mi chiedo, come si può progettare la pastorale senza tale conoscenza? – ha interrogato – Non riesco a convincermi quando mi si dice che si conosce la parrocchia. In tempi in cui la vita sta cambiando velocemente … noi, lasciatemelo dire, è come se non ce ne accorgessimo. Se è importante partecipare alla Santa Messa, è altrettanto importante correre dall’ammalato o dal bisognoso o difendere i diritti di chi è ultimo. Il nostro sia un cristianesimo pieno di umanità, ma non vissuto con gli occhi chiusi per evitare di essere disturbati”.

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Il cardinale, riferendosi poi al dono del Pontefice, ha invitato i presenti ad essere a lottare “Anche il dono del Papa di questa Croce realizzata con i remi dei pescatori cubani (che ricordano quelli degli immigrati), sembra vada proprio in questa direzione. Il Crocifisso è poggiato sui remi di coloro che faticosamente lottano per avere un po’ di pane e di futuro. Quello è il posto di Dio!” E, infine, ha rivolto un accorato invito all’assemblea: “carissimi, è “tempo di svegliarci dal sonno”, è tempo di vivere la gioia della carità, di conoscere e soccorrere le miserie di quanti soffrono. E’ tempo di vivere da cristiani adulti che sanno stare davanti alla mensa della Parola, dell’Eucarestia e del povero muovendosi dall’una all’altra come nelle stanze dell’unica casa”.

Alla celebrazione sono intervenuti, tra gli altri, l’ambasciatore della Repubblica di Cuba presso la Santa Sede, e  l’artista Alexis Leyva Machado, il quale ha realizzato il Crocifisso ricevuto dal Presidente cubano Raul Castro e donato dal Santo Padre alla chiesa agrigentina, che sarà portata nelle zone pastorali della nostra diocesi e poi verrà definitivamente collocato nella parrocchia di Lampedusa.

 

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